Tutelare tutti i dentisti e puntare sui giovani. Sì al Fondo sanitario integrativo autogestito

Puntare sui giovani e tutelare tutti gli odontoiatri che esercitano con professionalità, intercettando le nuove richieste dei pazienti: è questa, in estrema sintesi, la nuova strada di ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani), la maggiore e più autorevole associazione di odontoiatri, emersa dal X Congresso Politico che si è tenuto a Venezia. Il documento, dal titolo “Accorciamo le distanze. Per la professione futura, per il nostro lavoro”, è stato approvato a larghissima maggioranza

(388 sì, 7 no, 8 astenuti), a testimonianza dell’ampio e consolidato consenso che l’attuale Esecutivo, guidato dal presidente Gianfranco Prada, gode fra gli oltre 24mila associati. “Nel documento – ha spiegato il dottor Prada — sono definite le scelte che l’Associazione dovrà intraprendere nei prossimi anni, con l’obiettivo di dare futuro allo studio libero professionale, rimanendo pronta a cogliere e sostenere tutti i cambiamenti e le opportunità che si sono manifestati e si presenteranno, senza mai trascurare il corretto rapporto medico-paziente e la salute dei cittadini. Il documento congressuale vuole rappresentare le realtà molteplici della professione e dedicare una particolare attenzione alle problematiche dei giovani odontoiatri e studenti”.

I delegati provenienti da tutt’Italia hanno posto in evidenza che la professione odontoiatrica oggi è più che mai diversificata nell’esercizio e di conseguenza sono diversificate le problematiche da affrontare. Il paziente si reca sempre dal dentista privato che lo cura, ma il dentista oggi lavora sia nello studio monoprofessionale che nello studio associato, in una società gestita dall’iscritto all’Albo oppure dal capitale, nell’ambulatorio odontoiatrico all’interno del grande gruppo della sanità privata o in quello all’interno della clinica universitaria, o nel pubblico. E di conseguenza gli odontoiatri oggi sono sia titolari di studio che collaboratori degli studi monoprofessionali con esigenze di tutele e servizi differenti dai colleghi che collaborano nelle società o nelle catene oppure nei gruppi che gestiscono la sanità privata. Non solo: un dentista di Trieste vive in una realtà professionale diversa dal collega di Trapani, così quello di Canelli (At) ha esigenze differenti da quello “in trincea” a Milano che si sente accerchiato dai nuovi modelli di offerta di cure odontoiatriche. L’Assemblea dei delegati avrebbe potuto decidere, come alcuni hanno proposto, di tutelare esclusivamente lo studio monoprofessionale gestito dall’iscritto all’Albo, ripudiando le nuove forme di pagamento come i Fondi e le assicurazioni e chiudendosi come il generale Custer nel fortino, oppure di tutelare il dentista a prescindere dal modello professionale scelto, più o meno volontariamente. L’Assemblea, quasi all’unanimità e dopo un confronto serrato, ha optato per la seconda ipotesi indicando che “ANDI deve pensare agli scenari futuri dello sviluppo professionale, identificando il modello che consenta ai soci, sia liberi professionisti — maturi e giovani neolaureati — sia collaboratori o dipendenti, di trovare le soddisfazioni economiche ed occupazionali nell’ambito di regole che tutelino gli aspetti etici dell’attività, l’alleanza terapeutica col paziente e l’incremento dell’attività professionale, anche attraverso la sanità intermediata”. E le strade che ANDI dovrà intraprendere per tutelare i propri, diversificati, iscritti partono dalla consapevolezza che si deve puntare sui giovani, sostenendoli ed offrendo opportunità in modo da non essere obbligati a passare dalle catene o dai grandi centri odontoiatrici per esercitare la professione. Facendo rete e mettendo sotto una unico marchio (quello ANDI) i dentisti che abbracciano una filosofia di esercizio professionale diverso da quello proposto dal capitale.

Poi c’è il capitolo dei pazienti con la consapevolezza che pure loro, qualora volessero rimanere in cura dal proprio dentista tradizionale, potrebbero comunque essere “dirottati” verso altri dai Fondi e dalle assicurazioni. Così la volontà dell’Associazione è quella di gestire la “sanità mediata” e non farsi gestire dalla stessa.

Via libera quindi al Fas, il fondo sanitario integrativo gestito direttamente dall’Associazione e in grado di poter dialogare con casse di previdenza, comparti lavorativi, sindacati di categoria e provider.

Altro punto centrale è l’attività sindacale. Il documento indica all’Esecutivo ANDI la necessità di alzare muri a tutela della professione combattendo anche quelle battaglie sindacali giudicate “quasi impossibili”, come ad esempio la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare volta ad abrogare la legge Bersani, in particolare le norme sulla pubblicità sanitaria. Ma anche quelle battaglie che possono creare malumori nel comparto come quelle per la revisione della programmazione dell’accesso alla professione, che deve essere a livello europeo, e della pratica clinica nelle università in modo da essere quantitativamente sufficiente per garantire la formazione  dei futuri odontoiatri, senza però che si trasformi in una possibile forma di concorrenza per gli studi professionali.

Pubblicato il 31 maggio 2016

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