Mai un’ANDI così forte nonostante il periodo più difficile per la professione

Intervista a Gianfranco Prada Presidente Nazionale ANDI

Lo studio potrebbe essere quello di uno dei 35 mila dentisti liberi professionisti che lavorano, da soli, in tutto il territorio italiano: reception, sala d’attesa, due unità operative, ufficio privato. La differenza è che si trova a pochi passi dal centro storico di una delle cittadine più conosciute al mondo: Como.
Dietro il banco della piccola reception che dà sulla sala d’attesa la sig.ra Carla ci accoglie con un sorriso. Una foto con la vela alare di Luna Rossa nella baia di San Francisco all’ultima Coppa America, in cui campeggia la scritta “Prada”, ci ricorda che il suo cognome non è solo conosciuto nel settore dentale. “Gliel’hanno regalata dei suoi amici” ci dice la sig.ra Carla.
Il Presidente ANDI Gianfranco Prada ci riceve nel suo ufficio, quello di cui conosciamo la parete dietro la scrivania: parte inquadrata in buona parte dei video-editoriali che registra via Skype per ANDI Informa online, il giornale informativo dell’Associazione.
È al telefono, tanto per cambiare, ma si libera quasi subito, giusto il tempo di farmi accendere l’iPad con la lista di domande che mi ero preparato.

Presidente ma quante ore passa al telefono?
Tantissime, nonostante mi sono imposto di non rispondere durante le ore in cui lavoro sui pazienti ed ai numeri che non ho in rubrica. Ma a quanto pare non basta, visto che la batteria del mio iPhone, spesso, si è scaricata già a fine mattinata.

Quattro anni impegnativi questi ultimi?
Intensi. La cosa curiosa è che però sono volati come vola il tempo quando fai cose che ti piace fare. Ma essere il presidente di una Associazione di oltre 23.500 Soci, che rappresenta quasi il 60% dei dentisti liberi professionisti esercenti in Italia, che è il secondo sindacato medico italiano per numero di iscritti è decisamente pesante. Ripercorrendo gli impegni di questi anni sarò riuscito a restare a Como meno di 10 fine settimana in un intero anno. Ma a pesare, lavorativamente ed affettivamente parlando, sono le sempre più frequenti “fughe” durante la settimana per partecipare a riunioni ed incontrare persone.
Guardando la rubrica con gli appuntamenti dell’Esecutivo pubblicata su ogni numero di ANDI Informa online può farsene un’idea.

E lo studio ne ha risentito?
Certamente sì. Un conto è riuscire a programmare l’agenda sapendo in anticipo quando non lavoro, diverso è dover spostare continuamente i pazienti un giorno per l’altro. Questo crea dei problemi e se capita magari più volte di fila si scocciano.

Si dovrebbe fare il presidente a tempo pieno?
Guardando l’impegno necessario certamente sì, ma ciò farebbe perdere il rapporto con la professione, diventerebbe un lavoro ed è difficile sostenere idee e battersi per una causa che poi non la si sente più come propria. Penso che se le scelte politiche che fai, poi non le subisci sulla tua pelle, rischi di non batterti per la cosa giusta.

Che bilancio può tracciare di questo suo mandato?
Come più volte mi hanno fatto notare io non riesco ad essere mai troppo positivo in queste dichiarazioni, forse perché sono troppo esigente con me stesso e poi, come ho già avuto modo di dire, non mi piace creare false illusioni nelle persone. Il paradosso è che al termine di questi quattro anni ANDI non è mai stata una associazione così in salute, sia economicamente che per numero di associati ma soprattutto per prestigio e rappresentatività sia all’interno del settore che nelle stanze della politica, e di contro la nostra professione sta purtroppo attraversando uno dei periodi più bui della sua storia.

Direi però che i dentisti sono in buona compagnia. Quale professione non è colpita dalla crisi?
Non sto parlando solo di crisi, anzi il paradosso è che proprio perché il nostro settore è uno di quelli che se la cava meglio di altri, stiamo subendo l’invasione dei “barbari”, che porta molti faccendieri a tentare la fortuna nel nostro settore. E questo sta modificando equilibri già molto delicati. Poi aggiungiamo la difficoltà di una parte della professione ad accettare cambiamenti e capiamo i problemi dell’essere dentisti oggi.

Un conflitto generazionale tra dentisti più anziani, conservatori, e giovani leve disposte a rimettersi in gioco?
Direi di no. La battaglia che come ANDI stiamo portando avanti è tra chi vuole continuare ad esercitare la professione da libero professionista e chi invece vede la cura delle persona come un puro business. Ovviamente ANDI sta con i primi. Certo anche l’età anagrafica conta. Chi da molto tempo esercita la professione difficilmente è disposto a cambiare il suo modo di esercitarla, magari di scendere a compromessi. Cerca di mantenere le posizioni fino alla pensione. Mentre chi è più giovane ed ha ancora un lungo percorso professionale davanti si pone il problema inverso, non è disposto a diventare dipendente delle grosse strutture ma non vuole, ovviamente, stare sul mercato e competere con loro.

E le due cose sono incompatibili?
Decisamente no. I primi possono ambire a terminare la propria vita lavorativa dignitosamente ed i secondi ad aspirare ad un futuro professionale. E lo dice il primo presidente ANDI laureato in odontoiatria in oltre 60 anni di storia dell’Associazione, uno che come vede fa il libero professionista in uno studio odontoiatrico tradizionale.
L’ANDI non deve arroccarsi su posizioni utopiche sbandierando principi che di fatto impediscono la sopravvivenza della professione, mentre non ci sono strumenti per combattere e si lascia campo aperto alle grosse cliniche ed al low cost.
La mia idea di ANDI è quella di una associazione che tutela quei dentisti che non vogliono scendere a compromessi, rispettando i valori e l’etica che come ANDI continuiamo a difendere, ma anche chi vuole percorrere nuove strade per portare più pazienti possibili negli studi dei dentisti ANDI: togliendoli dalle grosse strutture commerciali e dal low cost. E poi c’è il capitolo importante da meglio definire e rendere concreto della tutela ai colleghi che oggi scelgono la collaborazione o la dipendenza piuttosto che l’attività in uno studio proprio.
L’obiettivo di ANDI deve essere, e lo sarà se sarò riconfermato, quello di portare più pazienti possibili dal dentista e convincere questi pazienti a scegliere un dentista ANDI, difendendo il nostro modello di esercizio professionale.
E sull’etica e la deontologia mi faccia ricordare una cosa. Sono stato io ed il mio Esecutivo a proporre, realizzare e rendere operativo il Codice Etico ANDI, ben più pesante e restrittivo del Codice Deontologico medico, obbligando ogni iscritto all’Associazione a rispettarlo. Nonostante questo nel 2013 abbiamo ancora incrementato il numero di soci ed i giovani laureati scelgono la nostra associazione.
Per ora ANDI è l’unica associazione di dentisti che ha fatto un passo simile.

Le nuove strade per portare pazienti in studio si chiamano fondi integrativi?
Non solo i fondi integrativi, ma se vuole sintetizzare diciamo così. Però è riduttivo, direi che ci vuole un’ANDI attenta a tutti quei sistemi ed attività che indirizzano il mercato e che possono portare pazienti negli studi dei liberi professionisti. Certo i fondi integrativi sono, al momento, lo strumento che sta invece creando storture nel mercato odontoiatrico ma non è per colpa dello strumento, i fondi integrativi stessi, ma di come questi vengono gestiti dai cosiddetti terzi paganti. Ha senso che un gestore di un fondo percepisca il 40% di quello che una azienda paga per offrire ai suoi dipendenti certe prestazioni? O che ci siano soggetti ormai quasi monopolisti che indirizzano i pazienti dei fondi solo verso le strutture con loro convenzionate? Oltre a questo i fondi, per creare più profitto, cercano spesso di pagare poco al dentista le prestazioni contemplate, impedendo di fatto di fornire prestazioni di qualità.
È eticamente scorretto andare a dire ad una azienda o ad un fondo: “guarda noi siamo il più grande network di dentisti italiani con 23 mila studi in tutta Italia, siamo presenti anche nel paesino più sperduto. Tu ci dai quanto già spendi per dare le prestazioni contemplate nel contratto di lavoro e noi ti garantiamo prestazioni di qualità e permettiamo alle persone, se lo vogliono, di integrare la prestazione ed ottenere un tipo di riabilitazione più completa e magari non prevista dal fondo?”
L’avessimo già deciso 10 anni fa ora il mercato dei fondi odontoiatrici non sarebbe un problema.
Ma di questo ne parleremo al Congresso di Roma a fine maggio.

Torniamo allora al bilancio delle cose fatte in questi 4 anni. Quella che ricorda più volentieri?
Essere riuscito a portare serenità e voglia di lavorare insieme all’interno dell’Associazione e all’interno di buona parte del settore dentale, dopo un periodo in cui le tensioni, necessarie per far valere alcune ragioni sindacali, erano all’ordine del giorno.
Non è stato comunque facile ottenere un risultato di questo tipo, in un ambiente dove i personalismi, la volontà di prevaricare e di sentirsi superiori contagiano spesso anche chi ha i migliori propositi ed il fatto di esserci riuscito, mi ripaga dell’impegno che ho profuso in tal senso.
Oggi, infatti, possiamo fare fronte comune per sostenere richieste e progetti, cosa impensabile 4 anni fa. Su molte questioni abbiamo dimostrato che questo è possibile e porta risultati. La questione dell’università Pessoa e l’approvazione delle raccomandazioni cliniche ne sono la dimostrazione ma anche la recente approvazione al Senato del Disegno di Legge che inasprisce le pene per gli abusivi è la conferma, ultima, di questa ritrovata sinergia.

Sul fronte sindacale?
Come sempre l’azione sindacale di ANDI è continua e costante su tutte le questioni che interessano la professione odontoiatrica ma anche la gestione quotidiana dell’attività dei singoli liberi professionisti. Tra i successi voglio citare quello sulla Società Consortile Fonografici (SCF) che ha consentito non solo a tutti i dentisti italiani, ma a tutti i liberi professionisti europei, di risparmiare le spese dei diritti di autore per la musica trasmessa in studio.
Della questione Pessoa ho già detto. Poi c’è il lavoro sugli studi di settore che ogni anno ci permette di modificare, al ribasso, le richieste delle Entrate, quello sul contratto di lavoro e sull’interpretazione delle norme.
Il lavoro svolto per cercare di rendere meno invasiva la burocrazia nello studio, come quello fatto sulla 81/08, sul DVR, sul Sistri etc.
Come ho già avuto modo di dire le difficoltà sono tante ma non tanto per farci sentire, ANDI infatti non ha difficoltà ad entrare nelle stanze delle istituzioni e dialogare con i vari referenti.
Lo dimostrano gli incontri con i vari ministri della Salute, non ultimo l’ottimo rapporto che si è instaurato con l’On. Lorenzin. Buoni auspici che hanno permesso di fare considerare il nostro parere in diverse circolari ed interpretazioni ministeriali.
Le difficoltà sono però quelle di riuscire a smuovere poi un apparato burocratico, che tutti ammettono essere uno dei mali peggiori del nostro Paese, a fare approvare le modifiche che chiediamo o a considerare le giuste interpretazioni fornite.
Insomma, come ho ben detto a conclusione del discorso del nostro ultimo Congresso Scientifico, non possiamo sperare sull’aiuto di nessuno ma costruire il nostro futuro con le nostre mani.

Poi tante iniziative rivolte ai cittadini, alla professione ed ai soci.
Diventa difficile elencarle tutte senza dimenticarne qualcuna.
Sicuramente i Workshop di Economia di Cernobbio, in particolare quello del 2012 dove grazie al sondaggio elaborato dal prof. Mannheimer abbiamo confermato come gli italiani apprezzino e valorizzano il dentista libero professionista.
Il 61° Congresso Scientifico attraverso il quale abbiamo non solo ribadito la valenza scientifica della cultura proposta da ANDI, ribadita ogni giorno con l’offerta di aggiornamento ECM, ma che si può fare cultura anche con argomenti sindacali.
L’ottimo lavoro del Gruppo futuro della professione e del progetto ANDI Young che sta dando buoni frutti, come l’attività che molti colleghi ANDI stanno facendo nelle Università italiane per preparare i futuri colleghi alla libera professione.
Poi le iniziative per mettere in guardia i cittadini sul turismo odontoiatrico, il low cost, l’abusivismo.
Infine il lavoro per sensibilizzare i cittadini verso la salute orale e per fare capire che non tutte le prestazioni odontoiatriche sono di qualità ma che i dentisti ANDI hanno a cuore la loro salute.
Su questo aspetto un ruolo fondamentale ha avuto la nostra Fondazione ANDI Onlus, che fortemente sostengo, con l’Oral Cancer Day che ogni anno sta diventando sempre più una iniziativa per sensibilizzare i cittadini sui danni che una scarsa salute orale causa a tutto l’organismo e la nuova iniziativa che lega cattivi stili di vita come il fumo alla salute orale. Senza dimenticare la continua azione dei volontari della Fondazione per assistere i carcerati, gli affetti da malattie rare e gli ultimi del Mondo.
Poi i punti fermi come il Mese della Prevenzione e l’attività informativa nelle scuole.
Sul fronte servizi esclusivi per i soci il lavoro di ANDI Servizi è encomiabile. Veramente impossibile elencare tutte le nuove attività a disposizione attivate in questi 4 anni che si sono aggiunte alle tante già attive. Servizi che da soli ripagano con gli interessi il costo dell’iscrizione, alcuni dei quali, poi, sono impossibili da trovare al di fuori dell’Associazione.

Torniamo al clima sereno nel settore. Questo vale anche per il rapporto con gli Igienisti dentali, con le Aso, con gli Odontotecnici?
Direi di sì. Molto spesso alcune polemiche sono nate solo per il gusto di farle nascere. Una riga scritta in un mio editoriale è stata strumentalizzata, amplificata ad arte forse per cercare visibilità.
Nel mio modo di vedere il Team odontoiatrico non c’è spazio alle prevaricazioni e c’è l’assoluto rispetto dei ruoli e della professionalità dei collaboratori, ma neppure ammetto sconfinamenti di ruoli. Ogni componente del Team odontoiatrico ha un ruolo definito dal proprio profilo professionale, un ruolo importante. Il dentista è il responsabile della cura del paziente e per fare questo si affida alla collaborazione di figure importanti come l’Igienista dentale, l’Odontotecnico e l’ASO ed aggiungerei anche il fornitore dei materiali di consumo e delle attrezzature e di chi costruisce questi. Io non sono capace a fare una corona in ceramica precisa ed esteticamente perfetta come quella che fa l’odontotecnico da cui mi servo, per questo mi affido a lui, lui ha studiato e si è specializzato per quello. Se avessi voluto fare l’odontotecnico avrei fatto un percorso di studio differente. Così deve essere per l’Odontotecnico o per l’Igienista dentale. Chi vuole fare quello che fa il dentista senza laurearsi in odontoiatria vedrà l’opposizione dura di ANDI. Così come combatterò i dentisti che svendono la nostra professionalità favorendo l’abusivismo.

Per concludere una battuta sulla squadra con cui si presenta alle elezioni. L’ossatura è rimasta invariata. La cosa che mi ha sempre incuriosito e che siete un gruppo coeso, non sempre succede in una associazione. Il fatto che qualcuno di voi passa anche le ferie insieme è la dimostrazione che siete dei grandi amici o che non potete stare un mese senza parlare di ANDI?
Effettivamente anche la seconda potrebbe essere un’ipotesi. In realtà è che siamo un gruppo di persone che lavora insieme da oltre 10 anni, ci stimiamo e siamo diventati grandi amici, famiglie comprese. Magari se parteciperà ad una riunione dell’Esecutivo le sembrerà l’opposto ma dopo le animate discussioni e divergenze troviamo sempre una soluzione condivisa.
Poi tra di noi ci sono degli ottimi organizzatori di viaggi che mi hanno permesso di vedere posti fantastici, stando con amici altrettanto speciali.

Allora è anche per questo che si è ricandidato?
Non certo solo per questo, gli amici resteranno tali, spero, anche in futuro e spero anzi di poter riprendere a fare qualche vacanza in più una volta terminato il mandato. Ora, però, l’importante per me è cercare di lavorare ancora insieme, mantenere il contatto e il confronto con gli amici dirigenti delle varie Sezioni provinciali e Dipartimenti regionali ANDI e gli altri 23mila amici soci ANDI, cercando di fare il meglio, insieme, per il futuro della nostra professione.

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Data: 28/04/2014

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