ANDI scrive alle Associazioni dei consumatori: Sosteneteci nella battaglia per estendere i diritti di tutela anche ai pazienti delle cliniche odontoiatriche

Dopo le polemiche innescate dalla stampa generalista contro gli emendamenti promossi da ANDI che puntano ad estendere le tutele che i pazienti degli studi professionali tradizionali hanno anche a quelli delle catene odontoiatriche organizzate in società, ANDI ha deciso di chiedere aiuto alle associazioni dei consumatori (vedi allegato).

Sono a chiedervi un sostegno verso la nostra battaglia che punta ad estendere i diritti dei pazienti che si rivolgono ai dentisti liberi professionisti anche a quelli che scelgono le “Catene odontoiatriche” organizzate in società di capitale”, scrive il Presidente Gianfranco Prada alle principali Associazioni dei Consumatori Italiane.

Ricordando come è organizzata, oggi, l’offerta di salute odontoiatrica in Italia, il Presidente Prada spiega come gli emendamenti che alcuni Senatori hanno predisposto raccogliendo le richieste lanciate da ANDI durante l’audizione alla Commissione Industria del Senato, cercano solamente di regolamentare un settore, oggi, non regolamentato. Regole che dovrebbero essere approvate per meglio tutelare i pazienti italiani.

Regole che la maggior parte dei dentisti italiani devono rispettare, mentre le società di capitale no”, ricorda il Presidente Prada.

Alcuni esempi. In caso di danno se il paziente si è rivolto ad uno studio professionale gestito da un dentista iscritto all’albo può ottenere il risarcimento di quanto subito anche 10 anni dopo che questo ha chiuso lo studio. Il professionista risponde con il suo patrimonio personale.

In caso di chiusura della società proprietaria del Centro odontoiatrico, come già successo, i pazienti vengono lasciati con le cure da terminare ed, in caso di contenzioso, la società risponde solamente per il capitale sociale versato: spesso poche migliaia di euro.

Un altro problema: le cure odontoiatriche mal eseguite, che a differenza della maggior parte delle altre cure mediche, si manifestano solo dopo alcuni anni. “Quando nasceranno i problemi i centri odontoiatrici dove erano state eseguite molto probabilmente neppure ci saranno più”, ipotizza il Presidente Prada.

Altro esempio di tutele diverse dei cittadini a seconda dello studio dentistico a cui si rivolgono è in tema di pubblicità sanitaria.

Il dentista tradizionale deve rispettare le regole imposte e sottostare alla vigilanza affidata per legge all’Ordine professionale, le società no, in quanto spesso non pubblicizzano il singolo studio ma il marchio, il brand. Tipico esempio è quello delle tariffe indicate nei messaggi pubblicitari per “prestazioni civetta” o degli sconti praticati oppure dei “miracolosi” vantaggi di alcune terapie pubblicizzate. Contro queste pubblicità ingannevoli nessuno può opporsi.

Rimandando al mittente le accuse avanzate da alcuni giornali che accusano ANDI di voler penalizzare le Catene odontoiatriche perché fanno concorrenza ai dentisti liberi professionisti, il Presidente Prada ricorda che “servono, invece, regole certe e chiare che tutelino i pazienti da truffe e terapie che puntano al profitto ed a logiche commerciali e non alla cura; li tutelino in caso di chiusura dei centri ed in caso di cure mal eseguite”. “Gli emendamenti proposti – continua – non fanno altro che estendere le tutele che i cittadini oggi hanno, rivolgendosi per le cure ad un dentista libero professionista, anche ai pazienti che scelgono di farsi curare in una clinica odontoiatrica organizzata come società di capitale”.

Per perseguire l’obiettivo di tutelare i cittadini, conclude Prada, “vi chiediamo di sostenere questi emendamenti che certamente possono essere migliorati mantenendo, però, fermo il principio che li ha ispirati: fare in modo che i pazienti, sia che si rivolgano ad un dentista tradizionale sia ad un centro odontoiatrico, abbiano le stesse garanzie, siano tutelati allo stesso modo, abbiano gli stessi diritti”.

 

Pubblicato il 3 febbraio 2016

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