Buone Notizie dall’Odontologia Forense. Non sempre il paziente ha sempre ragione

giustizia-bilancia228Due casi, venuti contemporaneamente alla mia attenzione in queste settimane, in qualità di Consulente Tecnico: uno in ambito penale, l’altro in ambito civile, meritano un commento specifico.

Nel primo caso, quello penalistico, con ordinanza del 10 novembre 2016, il Giudice delle indagini preliminari procede, su richiesta del Pubblico Ministero, ad archiviazione di una querela per lesioni personali nei confronti di una nostra collega; il passaggio chiave della archiviazione è relativo al fatto che

… Rilevato in particolare che non è dato ravvisare alcun profilo di colpa nel comportamento della Dottoressa X la quale seguì nel suo intervento una procedura ampiamente praticata in assenza di controindicazioni non evidenziata dalla parte offesa prima del trattamento… tenuto conto che dalla stessa Cartella Clinica redatta presso l’Ospedale… presso il quale l’opponente è stata poi in cura, si può evincere come si sia trattato di evento atipico e conseguentemente imprevedibile così da non potersi pretendere dall’indagine cautele ulteriori rispetto a quelle già assunte, ordina l’archiviazione del procedimento e ordina la restituzione degli atti al Pubblico Ministero in sede…“.

In questo caso naturalmente il procedimento potrà continuare in ambito civilistico ma indubbiamente il fatto che già in ambito penalistico si ravvisi l’assenza di colpa professionale risulta un buon “viatico” anche per l’ambito civilistico e, comunque, sottrae la nostra collega dalla “gogna” del processo penale; l’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari segue ad una valutazione che il Pubblico Ministero effettuava incaricando un proprio Consulente tecnico, il quale procedeva a visita alla parte offesa e riferiva circa note di comportamento adeguato dal punto di vista della presunta colpa medica, ovvero nel rispetto delle regole dell’arte e con ampia documentazione comprovante; concludeva quindi il P.M. affermando che

nel caso concreto non emerge con chiarezza neppure che dal trattamento posto in essere il 26 marzo 2013 sia derivata una malattia nel senso testé indicato, attesa la mancanza dei requisiti essenziali della stessa (riduzioni apprezzabili di funzionalità, fatto morboso in evoluzione); che pertanto la notizia di reato si deve giudicare infondata, che in ogni caso non sussistono elementi idonei a sostenere utilmente l’accusa in giudizio…“.

 

L’altra vicenda, che richiamiamo all’attenzione del lettore, è relativa a un ricorso per Accertamento Tecnico Preventivo proposto da una paziente, qui pertanto in ambito civilistico, nei confronti di una collega, in relazione alle modalità di “inserimento di tre impianti di cui due nell’emiarcata superiore sinistra ed uno nell’emiarcata inferiore”.

Tale ricorso viene depositato presso il Tribunale di Milano in data 30 marzo 2016, la collega si costituisce depositando una “memoria difensiva di costituzione in sede di Accertamento Tecnico Preventivo ex art. 696 bis, Codice di procedura civile” (quell’articolo che regola la consulenza tecnica preventiva a fini conciliativi); nell’occasione i Legali, con l’aiuto del proprio Consulente (chi scrive) redigono una memoria ove affermano che la procedura effettuata dalla collega fu libera da pregiudizi, fu corretta, le problematiche lamentate possono essere considerate complicanze non solo prevedibili ma ovviamente non prevenibili, ma di cui la paziente fu precedentemente informata; a prescindere da questi aspetti, che entrano naturalmente nel merito della vicenda tecnica, i Legali contestavano il fatto che la ricorrente proponesse un ricorso basato su elementi assolutamente vaghi; concludono pertanto i Legali richiedendo che

Voglia il Giudice designato… in via principale dichiarare inammissibile e comunque respingere la richiesta di Accertamento Tecnico Preventivo della ricorrente, attesa l’insufficienza istruttoria della consulenza tecnica d’ufficio e conseguentemente l’inidoneità dello strumento ex art. 696 bis alla definizione conciliativa della controversia nel caso di specie…”;

tale comparsa di costituzione viene depositata in data 26 settembre 2016.

A fronte di tali documenti, la domanda in ricorso la risposta in memoria per il resistente, il Giudice della I Sezione Civile, Dottoressa L. M., in data 6 dicembre 2016 emette l’ordinanza; tale ordinanza riporta tra l’altro che è

“l’attore che deve provare l’esistenza del rapporto di cura del danno e del nesso causale ed allegare ma non provare la colpa del medico restando a carico di quest’ultimo l’onere di dimostrare che tale inadempimento non vi è stato ovvero che pur esistendo esso non è stato causa del danno… e che pertanto è onere del creditore paziente danneggiato dedurre qualificate inadempienze intese idonee a porsi come causa o concausa del danno lamentato… vedi Cassazione… l’allegazione del creditore non può attenere ad un inadempimento, qualunque esso sia, ma ad un inadempimento, per così dire, qualificato e cioè astrattamente efficiente alla produzione del danno”.

Rilevato che tale allegazione è necessaria ma nel caso di specie totalmente assente rispetto all’operato del Sanitario resistente, considerato infatti che la ricorrente si è limitata a fornire breve generica indicazione delle prestazioni rese in favore… tre impianti di cui due nell’emiarcata superiore sinistra uno nell’emiarcata inferiore, dell’applicazione di protesi provvisoria in un periodo non ben definito successivo al maggio 2007 e della persistenza da allora di algie senza tuttavia spiegare neppure in linea generale in cosa sarebbe consistita la condotta colposa del Sanitario, considerato che nessun chiarimento è desumibile dai documenti prodotti… preso inoltre atto che parte resistente ha svolto alcune contestazioni coinvolgenti questioni di fatto, tra le quali lo svolgersi del rapporto professionale, diverse ragioni del mancato inserimento degli impianti definitivi (leggi protesi), l’esatta individuazione degli elementi dentali oggetto di trattamento da parte della resistente, l’emergenza del referto TAC… anche di un quarto impianto tale da far presumere l’intervento di altro professionista dopo il 2007… ritenuto pertanto che la carente allegazione della parte e la necessità di approfondimenti istruttori non consentono di disporre Consulenza Tecnica preventiva… per questo motivo dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento in favore della resistente e delle spese del presente giudizio liquidate in € 950 per compensi oltre a rimborso spese forfettarie nella misura del 15%… Il Giudice L. M.

 

Ebbene, le due ordinanze giungono sostanzialmente in modalità contemporanea e negli ultimi giorni allo stesso obiettivo, la respinta della richiesta.

Questo periodo storico è francamente contrassegnato da numerosi casi dove, a fronte di richieste più o meno motivate, le modalità di risposta dell’indagato, in penale, ovvero del resistente, convenuto, in abito civile, consentono un’istruttoria del caso che porta alla assoluzione, ovvero all’archiviazione, ovvero alla respinta della domanda risarcitoria nei confronti del collega/colleghi a vario titolo coinvolto/i.

Riteniamo che tali risultati non solo siano conseguenza, soprattutto come nel secondo caso qui descritto, quello civilistico, di un’attenta e scrupolosa applicazione della legge da parte del Giudice, ma anche dalla capacità, maturata negli ultimi decenni, da parte della professione e quindi dei colleghi, di ben documentare gli interventi svolti, sia nella fase preliminare, anamnesi, raccolta della storia clinica, valutazione del caso, proposta terapeutica, sia nella fase di gestione del caso stesso ove, naturalmente, la complicanza è sempre possibile.

Questo tipo di atteggiamento, mutato negli ultimi decenni, è frutto di un’acquisizione di maggior consapevolezza da parte degli operatori medici Odontoiatri a fronte di un proficuo lavoro svolto dall’Associazione Nazionale Dentisti Italiani nel sostenere la cosiddetta area di “Odontologia forense”; anni ed anni di dibattito sulla necessità/opportunità di mantenere documentazione completa del caso hanno favorito, nell’instaurarsi di procedimenti quali quelli qui richiamati, la possibilità di difesa dei colleghi con possibilità di giungere a risultati davvero significativi come nel caso penalistico e nel caso civilistico richiamati.

Riteniamo che questi risultati siano frutto di un lavoro non solo di squadra ma di un movimento culturale che ha interessato non solo l’area odontologico-forense ma tutta l’area odontoiatrica; da questo punto di vista è doveroso richiamare e ringraziare coloro i quali, anche nelle difficoltà, hanno difeso il Progetto,  i Presidenti nazionali ANDI, a partire dal Dottor Luigi Daleffe a continuare con Paolo Amori e con Roberto Callioni; infine con l’importante rilancio sostenuto dal Presidente Gianfranco Prada, e così dall’Esecutivo Nazionale in carica, in particolare il Dottor Nicola Esposito per il fondamentale contributo fornito nel sostegno all’attività del Progetto Odontologia Forense e dell’addestramento dei nostri fiduciari medico legali, così infine il Dottor Stefano Mirenghi in qualità di Presidente di Oris Broker, sede della Polizza convenzione ANDI/Cattolica, vero e proprio laboratorio di studio permanente del contenzioso e dell’Odontologia Forense, laboratorio da cui nascono quotidianamente gli strumenti per migliorare la qualità di difesa tecnica dei nostri colleghi.

Pertanto ed in conclusione ci sembra opportuna l’occasione delle imminenti feste natalizie per portare un contributo di grande positività che riscontra perfettamente quanto sta accadendo negli ultimi tempi, grazie al grande impegno nell’ambito della gestione del contenzioso nonché della sua prevenzione, profuso dalla nostra categoria professionale.

di Marco Scarpelli, responsabile tecnico area “odontologia forense A.N.D.I.”
 

Il dispositivo dell’ordinanza penalistica (Tribunale di Monza – Ufficio per le indagini preliminari)

Il Giudice, letti gli atti del procedimento penale …. esaminata la richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero …. sentite le parti comparse in udienza …. ritenuto che la richiesta del P.M. merita accoglimento, essendo conforme alle risultanze degli atti, … ritenuto in particolare che non è dato ravvisare alcun profilo di colpa nel comportamento della Dottoressa …. la quale seguì nel suo intervento una procedura ampiamente praticata e in assenza di controindicazioni, non evidenziate dalla persona offesa prima del trattamento …. così da non potersi pretendere dall’indagata cautele ulteriori rispetto a quelle già assunte … P.Q.M. ORDINA l’archiviazione del procedimento e ordina la restituzione degli atti al Pubblico Ministero. Monza, 10.11.2016

Il dispositivo dell’ordinanza civilistica (Tribunale di Milano . Prima Sezione Civile)

Il Giudice, letto il ricorso ex art. 696bis c.p.c. … instaurato il contraddittorio, lotta la memoria della resistente …. considerato che la ricorrente si è limitata a fornire breve e generica indicazione delle prestazioni rese in suo favore …. considerato che nessun chiarimento è desumibile dai documenti prodotti … preso inoltre atto che parte resistente ha svolto alcune contestazioni coinvolgenti questioni di fatto … che si ritiene debbano essere risolte prima di eventualmente disporre consulenza tecnica medico legale ….  P.Q.M. dichiara inammissibile il ricorso;  condanna la ricorrente al pagamento in favore della resistente delle spese del presente giudizio liquidate in € 950,00 per compensi, oltre rimborso spese forfettarie ….. Si comunichi. Milano, 6.12.2016

 

Approfondimento:

Entrambi i provvedimenti portati all’attenzione del lettore costituiscono un importante precedente.
Nel caso penalistico, la mancata allegazione di una condizione patologica ha escluso la rilevabilità della condotta criminosa.
Nel caso civilistico, la generica e confusa allegazione del paziente è stata colta dal Giudice come carente di un elemento fondamentale per dare ingresso all’esame del comportamento dell’odontoiatra: l’idoneità lesiva della attività medica.
In assenza di identificazione della lesività delle prestazioni rese dal convenuto, non è stata astrattamente allegata la sussistenza di un nesso di causa tra il danno e la qualificata azione, con conseguenze afflittive.
E’ emerso, quindi, il carattere meramente esplorativo della richiesta CTU preventiva, così da rendere possibile il rigetto della domanda.
La collaborazione tra il Consulente Tecnico di Parte e l’avvocato difensore ha consentito all’odontoiatra assistito di risolvere brillantemente la contestazione sollevata dal ricorrente in giudizio.

Avvocato Cesare Q. Fiore Consulente legale ANDI

Pubblicato il 21 dicembre 2016

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