Difendere un patrimonio: lo Studio Dentistico

ghettiI tanti soci ANDI con l’età e l’esperienza ultratrentennale di chi scrive hanno ovviamente un vissuto professionale che parte da lontano quando l’approccio alla Professione era assai più facile sul piano normativo-burocratico e l’obiettivo era quello di avere prima possibile un proprio Studio.

L’essere esclusivamente un collaboratore era una scelta professionale di pochi, quasi tutti ortodontisti, mentre per la maggioranza dei nuovi dentisti era spesso un passaggio necessario, comunque limitato nel tempo ed utile per acquisire esperienza e capacità lavorativa, quasi una sorte di apprendistato.

Avere un proprio Studio era perciò la naturale conclusione di un percorso di formazione e rappresentava l’inizio di un’attività professionale autonoma che si è poi solitamente rivelata essere piena di soddisfazioni sul piano professionale come su quello reddituale in un contesto generale di crescita e di miglioramento.

Lo Studio aveva un suo valore “ab initio” ed altro ne acquisiva progressivamente, perché su di esso erano fatti investimenti strutturali, tecnologici e per le risorse umane, ma era soprattutto il dentista titolare ad essere fortemente impegnato a migliorare la propria professionalità.

Tutto questo impegno non era solo un investimento sul presente, ma anche sul futuro, poiché nel tempo il valore di avviamento si sarebbe incrementato e, sommandosi al valore materiale dello Studio, avrebbe potuto garantire una sorta di “buonuscita” nel momento in cui si fosse ceduta o fosse cessata l’attività.

D’altra parte molti avevano percorso questa strada nel momento in cui avevano iniziato un’attività autonoma scegliendo di rilevare uno Studio già attivo, con un esborso talora rilevante, anziché crearne uno nuovo con quelle complicazioni in più che comunque esistevano.

Era, dopotutto, un meccanismo consolidato di Ricambio Generazionale, anche se non come per altre attività economiche, ed operava anche come stimolo al miglioramento, ma da allora, come disse uno delle mie parti, “ne è passata di acqua sotto i ponti” ed ora ci si trova di fronte a come una situazione che era favorevole possa non esserlo più.

La crisi economica che sta investendo le economie occidentali dal 2008 e che non è più congiunturale, ma strutturale, ha dato il primo colpo al tradizionale modello di assistenza odontoiatrica mentre un secondo è venuto dall’importante sviluppo delle Catene Odontoiatriche con il relativo ingresso di rilevanti Capitali e perfino di Fondi di Private Equity e tutto ciò in un contesto che vede ancora l’aumento degli odontoiatri ed una maggiore incidenza della sanità intermediata.

Lo Studio tradizionale con 2 riuniti, un dentista, un assistente o poco più ed un collaboratore “part time” è tuttora in grado di operare e bene, soprattutto se ben supportato nelle attività burocratico-amministrative, ma è certamente sottoposto ad una sorta di stress test continuo che è proporzionale direttamente all’età del titolare ed inversamente alla dotazione tecnologica e strumentale.

Molti Studi avrebbero necessità di investimenti in risorse materiali ed anche umane, ma ciò avviene solo marginalmente perché le disponibilità economiche sono diminuite oppure il titolare ha un’età tale da non permettere il recupero dell’investimento a meno di avere già pronto chi subentra.

Purtroppo questa catena si è interrotta ed il rischio è che non vi sia più una successione a meno di non essere della famiglia, poiché è sotto gli occhi di tutti che i neolaureati preferiscono fare i collaboratori, anche sottopagati come avviene in molte situazioni, piuttosto che assumersi responsabilità dirette attraverso percorsi compartecipati che abbiano come obiettivo finale il subentro.

E così potrebbe accadere che tanti Studi debbano chiudere quando il dentista titolare cesserà l’attività e con essa verrà meno anche un grande valore aggiunto fatto di esperienza, di professionalità ed anche di umanità che sarà solo parzialmente recuperato mentre persone affidabili e preparate perderanno il loro lavoro e resteranno comunque vive le problematiche medico-legali che di fatto non si chiudono mai.

Questa è una sorta di analisi, peraltro non difficile, mentre difficile è trovare delle soluzioni e sviluppare una sorta di percorso virtuale costruito sul “nostro” modello di assistenza odontoiatrica e che possa garantire un vero Patto Generazionale fondato su basi solide e condivisibili.

Fare ciò individualmente è certamente possibile, ma occorrono conoscenza e competenza adeguate oltre ad una consulenza specifica e perciò onerosa, pertanto diviene importante il ruolo di ANDI non solo come supporto tecnico, ma anche come soggetto regolatore capace di indirizzare verso le scelte migliori, ma questa è un’altra storia.

 

Dott. Gerardo Ghetti
Tesoriere Nazionale
firmaGhetti

Pubblicato il 19 aprile 2017

Newsletter del 19.04.2017

 

Servizi Online

 

Per i Soci

Assicurazioni

Scopri l'offerta assicurativa Oris Broker - Cattolica dedicata ai Soci ANDI

Corsi 81/08

Corsi obbligatori ai sensi del D.Lgs 81/08 Art. 37 e Art. 34

DVR Applicativo Online

Per la compilazione del Documento Valutazione Rischi

730 precompilato

Aggiornamenti e software ANDI
 
 

iDenti

App gratuita per iPhone e iPad per individuare un dentista nelle vicinanze

Il Tuo dentista informa

Non solo informazioni cliniche ma anche i consigli dei dentisti ANDI e curiosità

TV ANDI

Comunicare, intrattenere e fidelizzare i pazienti fin dalla sala d’attesa
 

In evidenza

Fondazione ANDI

Parte a Catanzaro “Adotta un sorriso di un bambino”

Presidenza

Le novità del 2017 in tema fiscale: spesometro, maxi-ammortamento ed addio Studi di settore

News Culturali

ECM: la Commissione concede proroga di un anno per raccogliere i crediti

Fondazione ANDI

Emergenza medica online con una App

Presidenza

Inserimento dei neo laureati nel mondo del lavoro. Il Collegio dei Docenti sostiene il progetto ANDI ed Italia Lavoro
 

Segui ANDI su

 
 
Aziende per ANDI. Scopri i vantaggi per i Soci