Il Paziente: centro dell’Odontoiatria

AndiInforma-Ce_228x148_RocchettiIn questo percorso di condivisione, che con i miei editoriali su ANDInforma Online sto cercando con voi di attuare sulle problematiche che investono la Professione, ho anche marginalmente scritto delle questioni attinenti “il Paziente”, che oggi vorrei riprendere in maniera più organica.
Il Paziente scritto con la P maiuscola, il Paziente che è notevolmente cambiato, anche se talvolta non in senso positivo, che vuole e deve essere davvero al centro della nostra attenzione.
Sono tante, troppe, le problematiche che oggi l’Odontoiatria è chiamata ad affrontare, l’elenco sarebbe qui troppo lungo da esaminare, ma l’aspetto paziente deve essere preminente, senza il paziente non c’è nulla, decade ogni attività e nostro obiettivo primario deve essere quello di mantenere e riportare il paziente nello studio e gestirlo, per lui e noi, in modo ottimale.
Il mondo della sanità e più in generale potremmo dire il mondo della salute sembra attraversare un momento di grande crisi, pressato da un lato dall’attuale crisi economica e dall’altro da una crisi di identità e culturale, è spesso costretto a “giustificarsi” delle proprie prassi e procedure, che generano costi per la salute.
Il progredire della scienza medica e dell’apporto tecnologico, ha reso il più possibile omogenei i comportamenti terapeutici, come ad esempio attraverso la realizzazione di linee guida, ma ha portato ad un tecnicismo esasperato che, nell’attuale innegabile necessità di personalizzare la cura, non riesce a soddisfare le vere esigenze del paziente.
Fino a qualche anno fa si pensava che l’obiettivo dell’odontoiatra dovesse essere il miglior risultato per quella patologia, sviluppando la cultura della “terapia ideale”, in contrasto con l’attuale realtà che ha palesato che l’idealità dell’obiettivo è un fatto assolutamente relativo: si deve tendere ad una “proposta terapeutica realmente sostenibile”, per aspetti biologici ed economici, che appaghi le reali aspettative del paziente.
In sanità si è sempre parlato di malattia, di cura, di centralità del paziente, solo più recentemente di “prendersi cura” del paziente, la relazione medico-paziente si basa infatti sulla reciprocità ma non è un rapporto paritario tra le parti, è una relazione di aiuto, orientata ad un fine terapeutico nella quale si instaura un rapporto contrattuale basato su precisi obblighi del medico ma anche del paziente.
La vecchia concezione ippocratico-galenica, nella quale il medico assumeva un ruolo professionale definito, distante e oggettivante ed esercitava una autorità anche morale sul paziente è superato dal fatto che oggi la relazione salute-malattia non può più essere a carico dei soli medici, ma deve coinvolgere attivamente anche la responsabilità dei pazienti.
Noi odontoiatri dobbiamo abituarci a questo rapporto di dialogo con il paziente e magari educarlo e indirizzarlo verso quegli obiettivi terapeutici più importanti per la sua persona.
Il “contratto terapeutico” deve essere realizzato in maniera realmente comprensibile per il paziente, affinché questi si senta partecipe del programma di trattamento, deve farsi largo una nuova logica, il paziente vuole e deve essere davvero al centro della considerazione del curante e discutere con lui delle varie possibilità terapeutiche ed economiche disponibili.
Nella relazione con il paziente alcuni vecchi approcci sembrano essere superati in quanto ormai disallineati con le attese dello stesso paziente, dobbiamo ripensare al nostro modo di gestire “la relazione”, intesa in senso lato, con i nostri pazienti, con il duplice scopo di aiutarci a conservare e allo stesso tempo far crescere tale rapporto.
Il paziente di oggi pretende che l’odontoiatra in veste di operatore sanitario, comprenda i suoi bisogni, che non sono solo alleviare il dolore, curare la carie, inserire un impianto: il paziente ha bisogno di un rapporto umano che può nascere solo da un approccio etico alla professione, da un comportamento corretto ed accogliente.
La “capacità di accogliere” appunto, sulla quale, seppur spesso solo con operazioni di facciata, i grandi gruppi finanziari ed economici hanno giustamente investito molto in questi anni, intuendo che la gestione del momento dell’accoglienza è una fase critica e allo stesso tempo condizionante tutta la gestione della relazione con il paziente. E’ quella che viene chiamata qualità percepita, che nulla ha a che vedere con la qualità della prestazione, ma che può orientare il paziente nella scelta del curante.
Se questa fase non viene ben gestita, la relazione “zoppica” e si introducono elementi negativi che possono costringerci persino a rincorrere con affanno il paziente.
Prerogativa dell’odontoiatra quindi non è solo stare al passo con i tempi sul piano delle tecnologie, degli ultimi protocolli terapeutici, ma anche ricostituire quella fiducia smarrita con il paziente, renderlo soggetto attivo della terapia, ricordando però che approccio etico non vuol dire soltanto bilanciare gli aspetti economici con quanto viene proposto, ma anche commisurare le finalità terapeutiche con quanto viene richiesto dal paziente o quello che riteniamo per lui migliore.
L’assistenza odontoiatrica attuale purtroppo è spesso lontana dalle esigenze e dalle reali possibilità del paziente, infatti, il divario creatosi tra paziente e clinico è cresciuto enormemente lasciando libero spazio alle logiche di mercato che senza troppi scrupoli “commerciano” salute, minacciando la dignità degli operatori e la salute stessa del paziente.
Un altro cambiamento al quale siamo chiamati, sempre verso il paziente, riguarda la capacità di ampliare il numero e la qualità sia di servizi primari, cioè quelli legati direttamente alla cura, che secondari, quelli legati alla gestione, comunicazione, ecc.
Infatti, anche se noi tradizionalmente siamo ancora legati ad un certo modo di vivere la professione, i nostri pazienti vivono oggi in una realtà “molto contaminata”, capace di proporre soluzioni e servizi alternativi, attraverso offerte complesse, all’interno delle quali addirittura può risultare vincente, per orientare la scelta di un paziente, l’offerta dei cosiddetti “servizi accessori” piuttosto che la forma e la “sicurezza” nell’erogazione delle terapie vere e proprie.
In conclusione l’Odontoiatria di qualità, nel rispetto della dignità del lavoro del professionista e dei bisogni del paziente, è quella che è in grado di proporre diverse opzioni di trattamento atte alle risoluzione della patologia, ma con un occhio attento all’aspetto economico e senza mai perdere di vista l’Etica professionale.

 

Mauro Rocchetti
Vicepresidente Vicario Nazionale
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Pubblicato il 8 marzo 2017

Newsletter del 08.03.2017

 

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