In tema di odontoiatria estetica

nobiliPartendo dal presupposto che tanto si è detto e fatto in questi ultimi anni riguardo alla possibilità degli odontoiatri di occuparsi di medicina estetica nei distretti di loro competenza, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza per quanto riguarda la posizione dell’Associazione in merito a questo tema.

Premessa opportuna all’espressione di un giudizio, che possa esser davvero condiviso nel merito, è che l’Odontoiatria è una branca autonoma della Medicina; infatti l’Odontoiatra, come da DPR 135/1980 istitutivo del Corso di Laurea all’interno della Facoltà di Medicina e Chirurgia e, soprattutto, come da Legge 409/85, è colui che segue, come professione, il seguente dettato: “Formano oggetto della professione di odontoiatra le attività inerenti alla diagnosi ed alla terapia delle malattie ed anomalie congenite ed acquisite dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti, nonché alla prevenzione ed alla riabilitazione odontoiatriche.” (articolo 2, comma 1 delle citata Legge). Viene spesso citata, come dato giurisprudenziale, l’estensione della Sentenza 15078/2000 della Suprema Corte (III Sez. Civile), che recita: “…A parte il restringimento dell’ambito nel quale opera, l’odontoiatra è senz’altro medico (dei denti, secondo il significato etimologico del termine) e, entro tali limiti, esercita la professione medica…”.

La Medicina Estetica de iure non è invece, ad oggi, una branca autonoma; sebbene corsi estremamente seri la rendano tale de facto. Il presupposto teorico all’esercizio ed alla somministrazione dei trattamenti di Medicina Estetica è la definizione (OMS – 1946) di salute che coincide con “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo nell’assenza di affezioni o malattie”.

Poiché quindi la Medicina Estetica assume un valore terapeutico e non solo cosmetico, e poiché l’Odontoiatra è Medico, è da tempo apparso evidente che limitarne l’azione – seppur in un ambito molto specifico – non ha valore giuridico. In questo senso si sono susseguiti alcuni pareri della FNOMCeO, a firma del Dott. Renzo, il più noto dei quali è quello del giugno 2010 (clicca qui per leggere il documento), parere nel quale si sostiene ampiamente la competenza dell’Odontoiatra ad interventi in questi ambiti.

ANDI nazionale, a partire dal 2011, ha istituito un gruppo di studio per queste problematiche, il cui risultato più significativo è stato il documento noto come Position Statement, firmato nel marzo 2014 (clicca qui per leggere il documento) da  ANDI – da un lato – e dai tre Presidenti di Agorà, SIES e SIME (società costituenti insieme il Collegio Italiano delle Società scientifiche di Medicina Estetica – CIME), dall’altro. Oltre all’elevato valore sindacale e scientifico, il documento, a fronte del riconoscimento – da parte dei rappresentanti scientifici dei Medici estetici di formazione medico-chirurgica – della legittimità dell’operato dell’Odontoiatra in Medicina Estetica, sottolineava l’importanza della collaborazione nell’ambito delle riabilitazioni dell’area di competenza odontoiatrica, e la necessità di un’adeguata formazione in merito.

A distanza di pochi mesi però, in seguito ad una segnalazione dell’Ordine di Roma, venne redatto il Parere del Consiglio Superiore di Sanità (clicca qui per leggere la comunicazione), Consiglio investito dal Ministero della Salute dell’incarico di far chiarezza sulla liceità e sui limiti dell’operato del Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria nel campo specifico della Medicina Estetica; questo documento ha generato purtroppo poche certezze e molta confusione; confusione che in alcuni casi parrebbe strumentale alla limitazione della legittimità della Professione odontoiatrica.

Il dato di fatto comunque fondamentale è che il CSS è favorevole all’esercizio della Medicina Estetica da parte dell’Odontoiatra, pur individuando alcune limitazioni; in estrema sintesi, si è passati dal discutere del “se” sia lecita tale branca della attività professionale al “come” lo sia.

Detto Parere contiene infatti alcune criticità, evidenziate dalla risposta pressoché corale della Professione derivante dalla Consensus Conference di Verona dell’aprile 2015. Nel corso di tale riunione, organizzata da POIESIS, e che ha visto la partecipazione di tutte le principali rappresentanze odontoiatriche, oltre ad esperti in materia tra i quali il Dott. Scarpelli e il Dott. Spatafora, è stato redatto un Documento conclusivo (clicca qui per leggere il documento) che si può riassumere in tre punti.

La prima criticità evidenziata nel parere del CSS riguarda la limitazione dei trattamenti ammessi ai soli casi nei quali il piano terapeutico sia un “protocollo di cura odontoiatrica ampio e completo”, senza però che sia stabilito cosa voglia dire tale espressione.

La seconda riguarda la limitazione topografica esplicita alla “zona labiale”, che contraddice però lo spirito e la lettera della 409/85.

La terza ed ultima criticità del Parere CSS, consiste nella parte in cui esclude “…l’impiego di dispositivi medici e farmaci immessi in commercio per finalità terapeutiche diverse dalla cura di zone anatomiche che sfuggono alla previsione dell’art. 2 della legge 409/85…” contraddicendo in realtà lo spirito di detta Legge ed anche lo spirito e la lettera dell’art 3 della Legge 94/98Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto-legge 17 febbraio 1998, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sperimentazioni cliniche in campo oncologico e altre misure in materia sanitaria”, che regola le somministrazioni di farmaci in off-label, secondo un principio pienamente ripreso dall’art. 13 del Codice Deontologico Medico, che recita: “… il medico può prescrivere farmaci non ancora registrati o non autorizzati al commercio oppure per indicazioni o dosaggi non previsti dalla scheda tecnica, se la loro tollerabilità ed efficacia è scientificamente fondata ed i rischi sono proporzionati ai benefici attesi; in tali casi motiva l’attività, acquisisce il consenso informato scritto del paziente e valuta nel tempo gli effetti. … (passim, art. 13, revisione 2014)”.

Tale criticità sembrerebbe essere stata implicitamente superata dalle Determine AIFA n. 241 (clicca qui per leggere il documento) e 414 (clicca qui per leggere il documento) del marzo 2017. Le due Determine, della quali la seconda integra e corregge la prima, prevedono appunto che, nel suo campo di competenza, l’Odontoiatra possa lecitamente utilizzare farmaci a base di neurotossina botulinica tipo A (NTBa). I farmaci cui si fa riferimento sono Botox, Dysport, Xeomin i quali – si badi bene – non hanno indicazioni in Medicina Estetica, bensì su patologie (come spasmo emifacciale e distonie focali associate) di altra natura.

Successivamente a queste Determine, vi è stata una ulteriore richiesta di chiarimento da parte di SIMEO, POIESIS, ANDI e AIO riguardo l’approvvigionamento dei medicinali Botox e Dysport, richiesta alla quale l’Agenzia ha risposto (clicca qui per leggere il documento) che i Medici specialisti in Odontoiatria e gli Odontoiatri possono acquisire i farmaci direttamente dalle aziende produttrici.

Posto che l’Odontoiatra possa fare uso di tossina botulinica secondo le modalità sopraindicate, crediamo altresì fondamentale un percorso formativo specifico per quanto riguarda l’estetica e, in tal senso, SIMEO, POIESIS, ANDI e AIO hanno, insieme al Movimento Consumatori, rivolto una richiesta formale al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (clicca qui per leggere il documento) affinché venga istituito l’insegnamento di “Terapia estetica del viso” nelle rispettive facoltà di Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentale, al fine di formare professionisti che a tutto tondo possano disporre del bagaglio scientifico necessario ad erogare prestazioni secondo scienza e coscienza.

Peraltro ANDI aveva a suo tempo (ottobre 2016) già rivolto una richiesta simile nei contenuti al Collegio dei Docenti Universitari di discipline Odontostomatoligiche (clicca qui per leggere il documento).

Di seguito riportiamo il recente comunicato congiunto delle suddette Associazioni a testimonianza dell’impegno comune al fine di consolidare e riaffermare i principi secondo cui gli odontoiatri possano legittimamente e con la preparazione adeguata occuparsi di estetica, secondo il concetto fondamentale di una visione integrata di viso e sorriso (clicca qui per leggere il documento).

 

Aldo Nobili
Vicepresidente Nazionale
firmaNobilii

Pubblicato il 17 maggio 2017

Newsletter del 17.05.2017

 

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