L’obiettivo è la tutela della professione, ANDI pressa la politica. Nonostante il sistema ci penalizzi, spiega il Presidente Prada, continuiamo le nostre battaglie

prada228Sicuramente in queste prime settimane del 2017 l’attività politico-sindacale di ANDI è stata molto intensa, visto l’impegno della Associazione su vari fronti per tutelare la professione odontoiatrica. Abbiamo fatto il punto con il Presidente Nazionale ANDI Gianfranco Prada.

 

Presidente Prada continua il pressing di ANDI verso la politica.
ANDI in questi ultimi anni, ed in particolare nel 2016 e in questi primi mesi del 2017, è stata molto attiva sul fronte del confronto con la politica. Siamo riusciti a far trasformare le nostre richieste in emendamenti e proposte concrete sui temi che interessano la professione. Lo scontro con le Catene sul Ddl Concorrenza è solo uno degli argomenti che siamo riusciti a portare all’attenzione del Parlamento e dell’opinione pubblica, ma non dimentichiamoci anche l’abusivismo, la battaglia contro lo spesometro e la burocrazia, la riforma della responsabilità civile dei professionisti.

Però i risultati concreti sono pochi.
E’ vero: rispetto all’impegno i frutti sembrano pochi ma i bilanci li faremo a fine legislatura, per ora registriamo che, per la prima volta nella storia associativa, molte nostre proposte sono finite in Parlamento e molte sono state tradotte in emendamenti o articoli di legge. Certamente il nostro sistema parlamentare, con i continui rimandi tra Camera e Senato e il clima politico in perenne campagna elettorale non hanno aiutato a vedere trasformate le nostre istanze in leggi definitive. Ricordo che il Ddl sull’abusivismo è fermo alla Camera da quasi tre anni dopo essere stato approvato al Senato, così come è in stallo il Ddl Lorenzin con le norme contro abusivi e prestanome e quelle che regolamentano il direttore sanitario e così molti altri decreti su cui ANDI è riuscita ad intervenire e proporre modifiche.
La nota positiva quindi è quella che oggi ANDI, soprattutto grazie al suo Ufficio politico ed all’azione di lobby, riesce ad essere un interlocutore ascoltato, al punto da vedere accolte le proprie richieste, quella negativa che alcuni politici sono assolutamente inaffidabili e che il nostro attuale sistema politico non consente di vedere approvate in tempi brevi norme che non solo sono auspicabili ma in molti casi dovrebbero essere anche “superflue”. Porto come esempio il fatto di non essere obbligati a trasmettere allo Stato due volte gli stessi dati (come avviene per spesometro e Sistema tessera sanitaria). Ma come ho già dichiarato più volte, purtroppo non viviamo in un “Paese normale”.
Premesso questo non possiamo affermare che i risultati non si siano visti: pensiamo solo al dibattito mediatico che i nostri emendamenti al Ddl Concorrenza hanno permesso di attivare su ogni mezzo di comunicazione. Leggere ieri su di un noto quotidiano dedicato al settore dentale l’Amministratore Delegato di Vitaldent che dice che più delle vicende giudiziarie che hanno interessato il suo gruppo, a frenare i nuovi accessi alle loro cliniche in Italia sono state le polemiche tra libera professione e Catene, è stata un’ulteriore conferma della bontà delle nostre azioni.

Tra le proposte avanzate, ma non tradotte in nuove norme, c’è quella sul tariffario minimo. Una battaglia accantonata?
Assolutamente no. Anche in accordo con Confprofessioni stiamo tentando di fare inserire nel Job Act del lavoro autonomo una norma ad hoc ma la questione è veramente complessa per la varie sfumature che la libera professione ha.
Il nostro intento, con il ripristino del tariffario minimo, è quello di dare delle indicazioni ai cittadini sulla qualità delle cure, dare delle indicazioni per poter affermare che sotto a certe tariffe non è possibile garantire una qualità di prestazioni e materiali. Per altre categorie professionali, avvocati in testa, l’obiettivo è un altro, quello di vedersi retribuire parcelle congrue al lavoro fatto, ma non dal cittadino (nel nostro caso sarebbe il paziente) ma dagli enti ed istituti con cui lavorano. Ed infatti nella proposta di legge presentata dagli avvocati sul compenso minimo è specificato che la norma non si possa applicare per le prestazioni offerte direttamente ai cittadini. Fosse tradotta per la nostra professione quella norma interesserebbe solo i collaboratori odontoiatri ed igienisti dentali degli studi, comunque anch’essi da tutelare e come ANDI sta facendo.

E’ tornata d’attualità la richiesta di abolire la Bersani. Quali le iniziative di ANDI?
ANDI, come previsto dal documento approvato durante il Congresso politico di Venezia, sta lavorando per proporre una revisione della Bersani in tema di regolamentazione della pubblicità sanitaria e per il ripristino delle tariffe di riferimento. Abbiamo attivato i nostri consulenti legislativi e l’Ufficio Politico per proporre un Disegno di Legge di iniziativa popolare, che va presentato con la raccolta di firme, che porti le modifiche da noi auspicate. Stiamo studiando il periodo migliore per iniziare la raccolta di firme (secondo quanto prevede la normativa) al fine di dare un peso e seguito alle nostre richieste. Ci siamo ora fermati in attesa di capire l’evoluzione della legislatura (non avrebbe senso depositare la proposta di legge in questo Parlamento che durerà pochi mesi ancora), stiamo comunque costantemente sensibilizzando sul tema tutti gli interlocutori politici che incontriamo, in modo da trovare un terreno preparato e sensibile al momento giusto.

Ma una raccolta di firme sul tema della pubblicità sanitaria è già in corso.
Quello che il Vicepresidente di ANDI Roma Gilberto Triestino è riuscito a fare è stato ed è incredibile, a cominciare dal catalizzare l’attenzione sul problema da parte di tanti colleghi, forze politiche e sociali del settore dentale e non. Ora si deve continuare a firmare e poi si dovrà dare un seguito ed un significato a quelle tante adesioni che la petizione on-line sta raccogliendo. Siamo coscienti che quel tipo di petizione non ha dirette conseguenze sulle leggi in vigore, ma indubbiamente serve a creare un movimento sul quale costruire un progetto, sensibilizzare l’opinione pubblica e politica su di un problema. Come ANDI Nazionale, insieme a tutti quelli che condivideranno l’idea, vogliamo dare una voce ed un seguito concreto ai tanti che si schierano per la regolamentazione della pubblicità in sanità e far approvare finalmente nuove regole, che tutelino operatori e cittadini.

 

Gianfranco Prada
Il Presidente Nazionale
firmaPrada

Pubblicato il 22 febbraio 2017

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