Pubblicità, emendamento sulle società di capitale ed altre considerazioni. Il Presidente dopo l’Assemblea Nazionale

Interview-228pxA due settimane dall’Assemblea ANDI di Rimini facciamo il punto con il Presidente ANDI Gianfranco Prada.

Presidente Prada cosa è emerso dalle giornate riminesi?

Difficile sintetizzare quanto emerso dall’Assemblea, dal Consiglio Nazionale, dal Consiglio delle Regioni e dalle altre importanti riunioni che hanno caratterizzato il fine settimana. Come sempre emerge con forza la peculiarità di questa ANDI che è quella della trasparenza, della condivisione e della volontà a discutere e rispettare le tesi di tutti. Poi necessariamente si deve fare una sintesi e in democrazia vince la maggioranza. Su tutti indicherei i passaggi importanti approvati sulle modifiche allo Statuto ed al Regolamento, che il Segretario Esposito ha sintetizzato nel suo articolo su questo numero di ANDI Informa Online, ma anche il Convegno organizzato dal Ministero della Salute sulla sostenibilità delle cure odontoiatriche.

Sulla questione dell’aumento della quota associativa per creare un fondo da utilizzare per campagne pubblicitarie a favore dei Soci ANDI, la maggioranza dei delegati ha votato contro, si sente sfiduciato?

Questo tema è solo uno dei tanti che come Esecutivo Nazionale stiamo attuando a seguito del Congresso Politico di Venezia e chi posta queste affermazioni su Facebook non ha argomenti politici oppure cerca solo di fare intendere quanto in realtà non è. Se i delegati volevano davvero sfiduciare l’Esecutivo bastava non approvare il bilancio. Invece i voti contrari sono stati 24 contro i 345 a favore. La mia Relazione sull’attività svolta nell’anno è stata lungamente applaudita dall’intera platea dei delegati. Sulla questione del fondo per la pubblicità ribadisco quanto ho già avuto modo di dire, l’Esecutivo ha portato in votazione la proposta a seguito di quanto richiesto nel Documento politico approvato a Venezia lo scorso anno e la maggioranza dei delegati presenti ha ritenuto di non attivare un aumento di 40 euro sul costo della quota per creare un fondo da destinare a campagne di comunicazione mirate a sostenere gli studi dei Soci ANDI ed i vantaggi di farsi curare presso gli studi tradizionali. E non è neppure vero che è stato un voto contro il progetto di comunicazione attuale dell’Esecutivo. Il voto era solo per creare il fondo che chi verrà eletto il prossimo anno avrebbe avuto a disposizione visto che l’aumento sarebbe scattato nel 2018. Quindi progetto e soldi che sarebbero stati gestiti dalla nuova dirigenza, visto che questo Esecutivo sarà rinnovato il prossimo maggio ed io, peraltro, non potrò ricandidarmi.

Allora la bocciatura è dell’idea di contrastare le pubblicità delle Catene con lo stesso strumento?

Naturalmente, se ci fossero state le nuove risorse disponibili, sarebbe stato necessario affidare l’ideazione del nuovo progetto comunicativo di ANDI ad una importante Agenzia Pubblicitaria nazionale. La conseguenza della scelta della maggioranza dei dirigenti è indubbiamente quella di soprassedere al momento e quindi, a mio avviso, ci troviamo in regressione rispetto a quanto deliberato lo scorso anno. In realtà poi il 70% dei Soci, stando ad un recente sondaggio che ha piena valenza statistica, ci aveva chiesto di attivare campagne pubblicitarie per promuovere il dentista ANDI. In questi giorni continuo a sentire per radio gli spot di una nota catena spagnola che invita i pazienti a prenotare una visita e ricorda come nei loro centri i dentisti siano preparati e le prestazioni di qualità. Ogni volta che li sento penso alle parole del patron del gruppo che, intervistato da un noto quotidiano di settore, diceva che durante le campagne pubblicitarie i loro call-center ricevono ogni giorno richieste di circa 500 nuovi appuntamenti per una visita. Sono parecchi giorni che sento questi spot. Saranno pazienti che non andavano dal dentista o nostri pazienti che rimangono convinti dalle parole rassicuranti dello spot e decidono di andare a provare e farsi curare da un dentista anonimo che sta dietro al logo di un marchio?

Rispetto comunque le scelte di quei delegati provinciali ANDI che a Rimini hanno deciso che questo strumento non deve essere utilizzato.

Rimanendo in tema di Catene, tentate nuovamente di fare normare con chiarezza la materia delle società che esercitano l’odontoiatria.

Avevamo sollevato noi di ANDI il tema e ci avevamo provato facendo inserire nel DdL Concorrenza un articolo che avrebbe consentito l’attività odontoiatrica alle sole società la cui presenza di non iscritti all’albo fosse limitata ad un terzo, come previsto per le StP e nella stessa legge anche per la professione di avvocato. Emendamento poi non approvato, per la blindatura posta dal Governo col voto di fiducia sul testo. Ora ci proviamo anche con il DdL Lorenzin, grazie all’emendamento presentato dall’On.le Vargiu che ringraziamo, convinti che questa norma serva innanzitutto per il cittadino.

L’articolo proposto da ANDI e sostenuto anche da AIO e CAO, ribadisce che l’esercizio dell’odontoiatria è consentito ai soli iscritti all’Albo degli odontoiatri e nel caso la professione venga esercitata in forma societaria queste, come già previsto dalle norme vigenti, possono essere esclusivamente le StP, iscritte all’apposita sezione dell’Albo tenuto presso ogni Ordine dei Medici provinciale. Per le società già in attività alla data dell’approvazione della norma, si prevede che potranno continuare ad esercitare, rispettando le norme deontologiche e fiscali, solo se iscritte presso un apposito registro tenuto sempre dell’OMCeO e soggette, al pari delle StP, al regime disciplinare previsto.

L’emendamento, finalmente, chiarisce definitivamente chi può esercitare l’attività odontoiatrica ed in che modalità, chiudendo definitivamente ogni ambigua interpretazione.

Però ora c’è la sanatoria per le società esistenti.

Anche questa è un’altra bufala pubblicata su Facebook e buona per qualche distratto. Ricorderete che una delle criticità che portarono la non approvazione dell’emendamento sulle società nel Ddl Concorrenza era proprio il fatto che non è possibile impedire a chi già esercita un’attività di continuare ad esercitarla. Quel passaggio era presente anche nell’emendamento proposto dal Sen. Marinello che poi non venne approvato perché il Governo pose la questione di fiducia sul testo.

A proposito di passaggio di proprietà, come commenta la vendita del gruppo DentalPro ad una nuova società finanziaria?

Se i numeri che ho letto sulla stampa sono corretti, mi sembra che convenga più comprare e vendere studi che curare dei denti. A forte di 100 milioni di fatturato chi ha venduto ne ha incassati 400 milioni. Come sempre capita in operazioni finanziarie di questo genere le logiche sono finalizzate a creare plusvalenze o perdite nei bilanci, a seconda delle esigenze. Ma questo non può valere quando la finalità dell’attività è quella della cura delle persone. Per questo chiediamo alla politica di impedire che ciò continui. Se i nuovi proprietari si accorgono che le cliniche appena aperte non funzionano, non rendono come previsto le chiudono. Ma qui si parla di pazienti da curare! Questo stiamo spiegando alla politica e cercheremo di spiegarlo anche ai cittadini con le campagne di comunicazione che riusciremo ad attivare con le poche risorse attualmente disponibili.

 

Pubblicato il 31 maggio 2017

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