ANDI guarda ai giovani odontoiatri per il futuro della professione

Sabrina Santaniello, nuova responsabile nazionale di ANDI YOUNG descrive il progetto che l’Associazione dedica ai nuovi professionisti.

Presidente di ANDI Roma, in prima linea nelle battaglie a sostegno della categoria, specialmente dei più giovani, è la prima dentista donna a far parte della dirigenza nazionale. Forte della sua esperienza territoriale Sabrina Santaniello si accinge ad affrontare questa nuova e impegnativa sfida in seno all’ANDI Nazionale.
Con quali strumenti si potrà governare l’eccesso di offerta (proveniente anche dall’estero, da parte di italiani che si laureano oltre confine per poi fare ritorno in Italia) senza tradire lo spirito della libera professione e della libera circolazione?
Ritengo che la professione debba essere lasciata libera di scegliere i propri percorsi professionali come meglio ritiene il singolo Odontoiatra. Per garantire occupazione alle nuove generazioni, occorre, però, fornire degli strumenti che non possono limitarsi all’accesso programmato al Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria e i presupposti da cui partire debbono essere regole uguali per tutti, specialmente dopo la recente approvazione del DDL concorrenza. Ritengo altresì indispensabile una rivalutazione delle regole di accesso ai Corsi di Laurea in Odontoiatria sia in Italia che in Europa, con lo scopo di ottenere parametri comuni e inderogabili. Con quali strumenti governare la pletora nella professione? Prima di tutto non creando ulteriore frammentazione del ruolo dell’Odontoiatra, ma incentivando le politiche di prevenzione sul territorio e sostenendo con forza il ricambio generazionale, con strumenti quali: il giusto compenso, la semplificazione burocratica e il supporto qualificato alla formazione continua.
2. Qual è la situazione di un giovane odontoiatra che si affaccia oggi alla professione in una città come Roma, per esempio?
La crisi economica si traduce oggi per i nuovi professionisti con la difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro. Aprire uno studio o subentrare in uno preesistente è diventato difficile non solo nei piccoli centri, ma anche in una grande metropoli come Roma. I giovani Odontoiatri, che non possono contare su uno studio di famiglia, si trovano di fronte a notevoli difficoltà di diverso genere: burocratiche, finanziarie e una concorrenza serrata, spesso sostenuta da pubblicità che in alcuni casi diventa sleale. Situazioni troppo grandi da affrontare da soli. Chi non trova sbocchi presso altri studi è costretto ad accettare proposte di lavoro non premianti, ancorché non rispettose dell’autonomia decisionale né del valore economico della prestazione professionale. Ritengo indispensabile la creazione di strumenti che incentivino i giovani a diventare titolari di studio odontoiatrico o a facilitare l’incontro fra generazioni professionali che possono integrarsi fra loro. Su questi punti abbiamo preciso dovere di impegno ed intervento.

3. Come sarà dunque il futuro per i giovani?
Secondo i dati Euress-CAO (Commissione Albo Odontoiatri) in questo ultimo quinquennio il tasso di occupazione dei dentisti italiani a un anno dalla laurea è passato dal 70 al 63% e la quasi totalità dei laureati nei primi anni si trova in una situazione di precariato o peggio di lavoro non retribuito. Lo stipendio base, a differenza dei decenni precedenti, si aggira intorno ai 1000 euro al mese e per le donne è ancora più basso. Nella mia attività di responsabile del comparto odontoiatrico giovanile, sia a livello sindacale che istituzionale, di Roma e provincia, e ora come componente di ANDI Nazionale , ritengo che si possa e si debba sostenere un progetto che consenta ai neolaureati di entrare quanto prima nel mondo del lavoro favorendo l’accesso al credito e offrendo opportunità di tirocinio con tutoraggio professionale, per incentivare il graduale passaggio negli studi già avviati e per incoraggiarli a diventare titolari di studio. Per la figura del collaboratore, ricoperta dalla maggior parte da giovani professionisti, reputo sia necessario stabilire un equo compenso a tutela loro e della qualità della prestazione erogata al paziente. Occorrono, infine, nuove misure per contribuire alla formazione professionale post-laurea, fornendo strumenti fiscali e previdenziali atti a favorire un ingresso precoce nel mondo del lavoro.

Pubblicato il 20 giugno 2018

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