Autorizzazioni sanitarie per gli studi odontoiatrici. ANDI impugna l’accordo Stato Regioni. Prada, nessuna garanzia per l’esistente e crea disparità e complicazioni inaccettabili

AndiInforma-Ce_228x148_StudioCon un blitz ingiustificato la Conferenza delle Regioni ha inserito all’ultimo momento con una “integrazione all’ordine del giorno”, giovedì 9 giugno, la discussione della “Intesa in materia di autorizzazione all’esercizio di attività sanitarie in ambito odontostomatologico, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131”.

Un documento, inizialmente nato con buoni propositi e frutto del lavoro di un Tavolo Ministeriale al quale hanno partecipato anche esponenti ordinistici, poi modificato dal Ministero della Salute e trasmesso nel mese di marzo alla Conferenza Stato Regioni.
Solo grazie all’intervento attivo di ANDI su alcuni Assessori regionali la Conferenza delle Regioni si era espressa allora in modo negativo, rimandando il testo al Ministero e chiedendo di apportare le modifiche suggerite da ANDI.

Il Ministero della Salute ha però accolto solo in parte le osservazioni proposte da ANDI e poi ritrasmesso il testo modificato alla Conferenza Stato Regioni della scorsa settimana, che lo ha approvato (vedi documento).

“L’accordo approvato – commenta il Presidente ANDI Gianfranco Prada – accoglie solo alcune delle nostre richieste ed impone inaccettabili limitazioni. La nostra battaglia è quella per la tutela degli studi esistenti che non possono essere adeguati a nuovi requisiti strutturali ora previsti, mettendo a rischio l’esercizio della professione per realtà da tempo operative”.

Sotto accusa anche la stesura di alcune procedure necessarie che risulterebbero inapplicabili, così come la scelta di classificare le strutture sulla base del numero di riuniti e del personale operante e non sulle terapie odontoiatriche praticate o sulla personalità giuridica di chi richiede l’autorizzazione.

Inoltre l’accordo dovrà essere applicato lasciando alle Regioni la decisione sui tempi e modalità, andando quindi ad aumentare quella disparità di normativa sul territorio nazionale che invece l’accordo avrebbe voluto azzerare.

Si tratta insomma di un ulteriore passo che sembra inserito in un disegno complessivo volto a rendere sempre più difficile l’attività professionale agli studi degli odontoiatri liberi professionisti, mentre si spalancano le porte alle realtà commerciali che hanno interessi che ben poco si conciliano con la reale cura dei pazienti.

Seppur i tempi di recepimento da parte delle Regioni saranno comunque lunghi ed in ogni caso interverranno i nostri Dirigenti locali a tutelare le realtà professionali, l’Esecutivo Nazionale ANDI ha deciso di dare mandato ai propri legali per impugnare il provvedimento nelle opportune sedi giudiziarie.

Pubblicato il 15 giugno 2016

Newsletter del 15.06.2016

 

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