C’era una volta il gorilla invisibile

ghirlanda228A chi appartengono le scelte per il nostro futuro? Chi orienta le decisioni: le ragioni dell’economia o la politica?
Qualche giorno orsono (24 maggio u.s. – Corriere della sera) il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha emesso il suo rapporto sull’Italia, rivedendo le stime di PIL 2016, portato a + 1,1% rispetto al 2015, ed elogiando le riforme finora realizzate. Ha tuttavia consigliato un percorso di risanamento dei conti pubblici più ambizioso per evitare manovre correttive negli anni futuri. In altre parole: 1/3 della crescita del PIL italiano è dovuta dalla riduzione dei tassi di interesse sul debito pubblico; 1/3 è legato al crollo del prezzo del petrolio; 1/3 è dovuto alla flessibilità concessa dall’ Europa sul debito pubblico italiano. Queste tre spinte irripetibili devono essere ritenute condizioni “una tantum” e la considerazione che FMI esprime è che l’economia italiana sia ancora in difficoltà e non cammini sulle proprie gambe.
Secondo gli esperti del FMI in Italia si tornerà ai livelli ante 2007 solamente a metà del 2020, avendo quindi davanti ancora un decennio di sviluppo debole. La raccomandazione che giunge da Washington al governo italiano è stata quella di rimboccarsi le maniche e agire, per evitare che l’Italia sia esposta a possibili future scosse dei mercati finanziari (e il rischio di “Brexit” potrebbe diventare presto l’ennesima occasione di difficoltà). Fra le misure di intervento considerate: tagliare le tasse sul lavoro e sui redditi; ripulire lo Stato dalla spesa pubblica inefficiente; eliminare deduzioni e detrazioni fiscali ingiustificate; alzare le aliquote IVA ridotte; migliorare l’amministrazione; varare una vera legge sulla concorrenza nei servizi e nelle professioni.
Ma sono le soluzioni giuste? Sono quelle politicamente più opportune, considerando i problemi specifici dell’Italia? E provocheranno ripercussioni nel nostro lavoro?
Sembra non esserci fine a questa lunga ed angosciosa fase economico sociale del nostro Paese. E, soprattutto, le raccomandazioni pervenute da FMI fanno permanere il dubbio riguardo a chi appartengano le scelte: all’economia o alla politica?
Con queste domande in mente voglio evidenziare le responsabilità che ANDI si è certamente assunta per la nostra professione in questa fase storica del Paese. Faccio riferimento ad una frase di John Keynes, il celeberrimo economista, che nel 1928 scriveva:
“Al momento quel che più conta è non sovrastimare l’importanza del problema economico o sacrificare alle sue presunte necessità altre materie di maggiore o più duraturo significato. L’ECONOMIA DEVE RIMANERE UNA MATERIA PER SPECIALISTI, COME L’ODONTOIATRIA. Sarebbe davvero magnifico se gli economisti riuscissero a pensarsi come una categoria di persone umili e competenti: come i dentisti, appunto”.
E, poiché composta da persone umili e competenti, ANDI è uscita dal suo ultimo e recentissimo Congresso politico di Venezia pronta ad agire per la nostra professione sulla base di un progetto politico fortemente condiviso, come evidenziato da oltre il 97% dei consensi ricevuti dal documento finale nell’Assemblea dei delegati. Un programma chiaro, misurabile nei suoi esiti a posteriori in base ai risultati che saranno ottenuti.
Un concetto alla base di tutto: il nostro lavoro. Un manifesto ideologico: mantenere il modello professionale odontoiatrico attuale, rinnovato e pronto a sostenere il ricambio generazionale, contrariamente alla opinione che nel futuro lo schema vincente di servizio odontoiatrico sia quello commerciale o industrialmente organizzato. Una grande ambizione: favorire l’ingresso della popolazione negli studi odontoiatrici grazie ad un progetto ideato e realizzato in proprio dai dentisti a favore della salute orale dei cittadini. Una netta affermazione: no ad altri profili sanitari in campo odontoiatrico. Un’agenda di lavoro densa di attività sindacali: implementare le attività dell’ufficio legislativo ANDI a supporto delle azioni politiche necessarie per sostenere la nostra realtà professionale; esigere diritti e dignità per i liberi professionisti Odontoiatri che collaborano con le strutture commerciali; riequilibrare le attuali ingiuste ed impari condizioni di mercato, a partire dalla definizione dei livelli economici di un equo compenso professionale fino ad arrivare alla questione di nuove regole per la pubblicità in sanità e oltre.
Perché da persone keynesiamente “umili e competenti” noi riteniamo che la professione odontoiatrica sia materia di specialisti del settore e non possa essere decisa dal politico-amministratore di turno o essere guidata principalmente dalla ricerca del risultato economico, perché ottenere maggiore fatturato, specie se forniti di grandi risorse provenienti da finanziatori attratti da fantasiose ipotesi di remunerazione dell’investimento e anche sostenuti da norme scriteriate o condizionate dai loro interessi, non significa tuttavia dispensare migliore salute.
E’ finito il periodo del gorilla invisibile (vedi l’esperimento utilizzato per aumentare l’attenzione verso i ciclisti per le strade di Londra), esperienza usata per dimostrare che se uno non si aspetta qualcosa ci sono altissime probabilità che non la veda, neanche se evidente. Rispetto ai tempi nei quali la professione rimaneva distaccata rispetto ai cambiamenti in atto, innegabili anche nel nostro settore, la nostra “attenzione selettiva” si è ampliata, la nostra consapevolezza sul cosa realizzare e sul quando e come intervenire è divenuta molto più forte che nel passato.
E come ANDI, da professionisti “umili e competenti”, faremo il possibile perché il nostro futuro sia quello da noi voluto. Pronti a combattere, insieme a tutte le altri componenti del settore, tutte quelle battaglie, nessuna esclusa, che saremo certamente chiamati ad affrontare per continuare a difendere questa nostra bellissima professione.

 

Carlo Ghirlanda
Segretario Culturale Nazionale

firmaGhirlanda

 

Pubblicato il 21 giugno 2016

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