Dall’attività parlamentare al fondo integrativo sull’odontoiatria. Il Presidente Gianfranco Prada racconta le “battaglie” in corso per la tutela della professione e del paziente

prada228Un primo semestre intenso questo vissuto da ANDI: il Workshop di Cernobbio, il Congresso Politico, la frenetica attività politica e sindacale nel tentativo di difendere la professione ed i pazienti, i contrasti con il Ministero e le Catene. Ed anche l’autunno si preannuncia caldo con l’inizio dell’attesa attività della FAS, il fondo integrativo per l’assistenza odontoiatria interamente gestito dai dentisti ANDI e la prosecuzione delle battaglie sindacali.

Presidente Prada, cominciamo dal Workshop di odontoiatria e dal Congresso politico. Cosa hanno lasciato?
Due eventi estremamente importanti che ci hanno dato interessanti indicazioni ed ottimi spunti. A Cernobbio abbiamo approfondito le tematiche della professione futura, che riguardano il passaggio generazionale, i possibili scenari e le strategie da adottare. A Venezia abbiamo vissuto uno dei più bei Congressi politici a cui ho partecipato. Un Congresso vissuto, sofferto, dove i delegati hanno dibattuto interrogandosi sul futuro della professione sempre più assediata da modelli diversi da quello che vede al centro il dentista libero professionista, dalle spinte verso un mercato senza regole. Un Congresso che ha delineato una strada che a mio parere può permettere al nostro modello di esercizio professionale di guardare ancora con serenità il futuro.

Una strada che si chiama FAS, network?
Anche. Le statistiche ci dicono che una parte di cittadini che prima andava dal dentista oggi fatica a sostenere le cure. Poi c’è un’altra parte che dal dentista già faceva fatica ad andare. A complicare la situazione l’arrivo dei capitali della finanza che ha visto nel nostro settore un business che può garantire utili superiori ad altri investimenti. Con il Fondo integrativo ANDI promosso dalla nostra FAS (Fondazione Andi Salute) vogliamo intercettare quel sempre più alto numero di pazienti che per motivi diversi aderisce ai fondi integrativi. Sarebbe stato uno sbaglio lasciare questi pazienti alle Catene. ANDI permetterà di offrire un Fondo integrativo dove viene privilegiata la qualità e quel rapporto diretto tra dentista e paziente e la “presa in carico del paziente”, aspetti che spesso vengono trascurati nei grossi gruppi odontoiatrici, intenti a “vendere prestazioni”.

Quando sarete operativi?
A fine luglio si concluderanno le lunghe e non semplici procedure di registrazione ai Ministeri competenti della FAS ANDI ed entro fine anno contiamo di poter essere  operativi con i piani odontoiatrici. Parallelamente nascerà una Associazione gestita da ANDI che coordinerà la Rete, il Network di studi odontoiatrici dei Soci ANDI che vorranno aderire per offrire l’assistenza agli iscritti al nostro Fondo. Stiamo definendo i requisiti minimi che gli studi dovranno rispettare per poter aderire. Naturalmente il tutto dovrà essere condiviso ed approvato dai nostri organismi politici interni, che verranno preventivamente convocati.

Parliamo di attività politica? Un periodo veramente intenso che ha registrato soddisfazioni ma anche delusioni.
Un’attività veramente intensa che il nostro “Ufficio politico”, che fa capo alla Presidenza ed alla Segreteria Sindacale, ha gestito alla grande. Abbiamo cercato di tutelare i cittadini dai rischi che il libero mercato comporta sia sulla propria salute che sul proprio portafoglio e la vicenda delle Catene che chiudono lasciando i pazienti senza cure ne è la prova. Noi siamo convinti che quando si parla di salute le regole devono essere diverse e più tutelanti rispetto a quelle che regolano le società che operano in altri settori. La responsabilità ed il potere decisionale deve essere in mano a chi è deputato alla cura delle persone ed è vincolato da un Codice Deontologico e non a chi cerca il profitto più alto possibile con il minor investimento. Per questo abbiamo fatto presentare una serie di emendamenti da un gruppo di Senatori di diversi partiti al Ddl Concorrenza, che avrebbero posto al centro anche delle società di capitale l’iscritto all’Albo. I risultati sono noti a tutti. La soddisfazione è stata quella di aver sensibilizzato la politica che ha convenuto sulla necessità di regolamentare il settore, politica che però non ha voluto o potuto mettere in pratica quel convincimento. Tra la tutela del paziente e quella delle società di capitale hanno scelto la seconda strada.

Però avete ottenuto una stretta in tema di direttore sanitario.
Quella norma, che era tra quelle che abbiamo richiesto durante l’audizione di ANDI in Parlamento a novembre, non era altro che un’armonizzazione delle norme regionali sul tema.
Per le Catene sposta ben poco.
Lo dimostrano i fatti. A novembre quando abbiamo posto il problema complessivo il settore si è fermato, non si sono registrate né nuove aperture né acquisizioni. Non appena la Commissione ha deciso di non accogliere l’emendamento ANDI che avrebbe imposto alla Catene che i 2/3 del capitale sociale doveva essere in mano ad iscritti all’Albo, sono ripartite alla grande le acquisizioni e le aperture di nuovi centri.

Ora vi arrendete?
No, cercheremo ancora di fare modificare il testo e se non ci riusciremo riproporremo l’emendamento in ogni disegno di legge che lo permetterà. Non capiamo perché la stessa Commissione ha fatto passare per gli avvocati le stesse regole che avevamo chiesto di inserire per le società odontoiatriche.

Altra battaglia che state portando avanti è quella del tariffario indicativo.
Continuiamo a batterci per tutelare il cittadino approfittando di ogni spiraglio possibile. La possibilità di inserire nel Ddl Lavoro autonomo una norma che consentirebbe agli Ordini di indicare le tariffe minime in rapporto ad una qualità minima delle prestazioni professionali è certamente importante per il cittadino, noi abbiamo chiesto che questa norma valga anche per le prestazioni sanitarie che ad oggi sarebbero escluse.
Ho apprezzato molto che la CAO abbia voluto sostenere l’iniziativa facendo pressioni a livello parlamentare. Registro però l’ennesima assenza di AIO su battaglie che dovrebbero vedere unita tutta la professione. Come per quanto avvenuto con il Ddl Concorrenza questo non è un bene.

Per finire parliamo dei rapporti, diciamo, tesi con il Ministero della Salute?
Non direi tesi, ma semplicemente in disaccordo. Insieme ai componenti degli Stati Generali dell’Odontoiatria abbiamo posto un problema: la necessaria considerazione delle richieste dei rappresentanti dell’Odontoiatria. Dai tavoli tecnici ministeriali ai quali abbiamo partecipato o da nostre dirette sollecitazioni escono le indicazioni della professione che puntualmente poi funzionari del Ministero non adottano. Il recente documento sulle autorizzazioni sanitarie, o quello sulle linee guida sulla legionella, ne sono le prove.
Con la nostra decisione di abbandonare i tavoli ministeriali abbiamo voluto sottolineare il problema, non creare un nuovo problema. Non quindi una chiusura nel rapporto con il Ministero, anzi noi abbiamo chiesto che sulle questioni che riguardano l’odontoiatria sia necessario alzare il livello di attenzione e quindi di poterci confrontare direttamente con il Ministro Lorenzin.

Pubblicato il 20 luglio 2016

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