Equo compenso, le cose da ricordare. Prada: è un primo passo avanti ma il nostro obiettivo è fare reintrodurre il tariffario minimo

L’emendamento alla legge di Bilancio 2018, che estende l’equo compenso a tutti i professionisti, è sicuramente un passaggio positivo ed importante ma, allo stato attuale, poco applicabile al settore odontoiatrico.

La norma considera equo il compenso determinato in maniera proporzionale alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione, ma lo vincola ai rapporti definiti con contratto e tra grandi strutture o pubblica amministrazione e libero professionista.

La norma così com’è scritta non è facilmente applicabile al nostro settore, anche se potrebbe riguardare i contratti tra odontoiatri e cliniche o grandi strutture”, commenta il Presidente Nazionale Gianfranco Prada, che aggiunge: “stiamo comunque seguendo lo sviluppo del testo di legge, che potrebbe subire ulteriori aggiustamenti alla Camera, e non appena trasformato in Legge solleciteremo i ministeri competenti per far inserire, nei decreti attuativi previsti, indicazioni più chiare che consentano chiaramente di applicare la norma anche ai contratti tra odontoiatri e Catene o service impedendo, finalmente, il far west dei compensi iniqui ai quali i nostri colleghi collaboratori sono oggi costretti a sottostare”.

Ma la vera sfida è quella del tariffario minimo, ricorda il Presidente Prada. “Già nell’aprile scorso eravamo riusciti a fare inserire un emendamento nel Job Act del lavoro autonomo, poi cassato”.

Solo poter determinare un tariffario minimo, ricorda Prada, “permetterebbe di dare dei parametri certi ai cittadini sul valore reale di una prestazione odontoiatrica”.

La Bersani ha abolito ogni forma di tariffario di riferimento e per questo motivo ANDI, per aver pubblicato il suo tariffario indicativo delle prestazioni odontoiatriche, era stata oggetto di procedimento di infrazione da parte dell’Antitrust, che aveva bloccato la sua diffusione. Nonostante questa imposizione, ricorda il Presidente Prada, il tariffario indicativo ANDI è oggi utilizzato dai tribunali e dalle compagnie di assicurazione come riferimento del settore medico-legale ed è uno strumento di tutela per tutta la professione, contro la corsa selvaggia alla riduzione delle parcelle”.

Ennesima dimostrazione – conclude Prada – di come questo strumento sia necessario e di quanto la legge Bersani risulti una legge sbagliata, da abolire”.

Pubblicato il 22 novembre 2017

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