Il coraggio di cambiare insieme

AndiInforma-Ce_228x148_RocchettiSovente, di ritorno da uno dei soliti tour del fine settimana in giro per l’Italia, partecipando ai tanti eventi che organizzano i nostri Dirigenti territoriali, mi soffermo a riflettere sulle conversazioni e sugli input avuti dai Colleghi.
Per noi è infatti un grande arricchimento il confronto con il territorio, ne traiamo spunti per le nostre azioni sindacali e politiche per cercare di restare vicini alle reali esigenze della Professione.
Diverso è l’atteggiamento dei Colleghi che hanno aperto lo studio già da qualche anno rispetto ai giovani che stanno iniziando ora ad inserirsi nel mondo professionale.
I primi hanno vissuto e direi in parte subito, il radicale cambiamento della professione, non avendone intuito la reale portata e non essendo riusciti a realizzare un “modello professionale” che potesse reggere il confronto con le nuove richieste che il “mercato odontoiatrico” imponeva.
I giovani lamentano difficoltà all’inserimento in un ambito lavorativo ormai chiuso, faticando a trovare spazi operativi e adeguata remunerazione, palesando un senso di frustrazione e speranze disattese.
Quello che accomuna tutti è il senso di incertezza per il futuro e di sfiducia nel presente, quasi un atteggiamento di impotenza e rassegnazione.
E poi, giustamente, grandi attese per quello che ANDI saprà e potrà fare.
Cosa fare concretamente? Che suggerimenti dare?
Non è facile rispondere, non c’è una ricetta valida per tutte le situazioni, proviamo a fare insieme qualche riflessione che possa portare a spunti generali di miglioramento.
La politica, ne sono prova alcuni recenti provvedimenti, ha i suoi obiettivi, ascolta poco le istanze professionali cercando di arrivare ad un tipo di Sanità centralizzata che certamente non aiuta le piccole strutture e che tende a smontare un certo modello di assistenza.
La nostra Associazione si sta duramente impegnando su due grandi fronti, quello appunto della politica, della contrattazione, con azioni di contrasto, a volte anche dure, verso l’emanazione di norme penalizzanti il nostro modello, quello dello studio monoprofessionale, e per offrire a tutti i Soci alcuni strumenti che potrebbero concretamente essere un valido aiuto nell’esercizio quotidiano della professione.
Gli obiettivi primari dichiarati sono due, portare, o far restare, i pazienti in studio ed imparare a gestirli in maniera corretta.
Ma ciò non basta e non può bastare, l’azione centrale dell’Associazione si svilisce se non c’è da parte di ognuno di noi la consapevolezza che l’immobilismo del singolo non aiuta ed aspettare che “mamma ANDI” risolva i problemi non è sicuramente la strategia vincente. Ognuno deve farsi parte attiva del cambiamento in maniera da scardinare un modello che è stato tanto premiante in passato quanto non soddisfacente e inadeguato attualmente.
Il cambiamento, come opportunità di crescita, deve consistere non solo in grandi stravolgimenti, ma nel mutato atteggiamento quotidiano.
Ad esempio deve cambiare completamente l’approccio al paziente, non si può più pensare che sia un soggetto capitato li per caso, va creata un’adeguata accoglienza e gestione, attenta anche di tutti i passaggi formali e del rispetto della persona.
E’ cambiata la tipologia del paziente, è un paziente sempre apparentemente molto informato, anche se spesso preda di input fuorvianti, con occhio particolarmente attento alla iniziale qualità percepita.
Bisogna investire nella immagine e comunicazione, ANDI Nazionale lo sta facendo impegnando risorse importanti, sia economiche che umane, ma se non c’è una grande proattività di ogni singolo Socio non si potranno raggiungere i traguardi fissati.
Il nostro essere tanti, ormai quasi 25.000 Soci, può paradossalmente diventare un aspetto negativo se tutti non si cerca di convergere, nell’ambito delle proprie attese e possibilità, su percorsi comuni. Non abbiamo mai realmente sfruttato e valorizzato il nostro essere un network naturale!
Comunemente si ritiene che i nostri più grandi nemici siano le strutture odontoiatriche organizzate in catene, franchising e low-cost, la loro grande forza è quella di essere pochi e di avere una grande organizzazione e gestione.
La crisi economica, direi anche culturale, che ha investito e cambiato la nostra società non deve essere un alibi alla nostra mancanza di iniziativa. Nei momenti di crisi c’è la tendenza al risparmio, si cerca di ottimizzare, direi ridurre, alcuni costi dello studio, che non sono poi neanche così determinanti sulla redditività. La legge del mercato impone che proprio nei momenti di crisi bisogna reinvestire nella propria attività, cercando, ad esempio, di stare al passo con le possibilità che le nuove tecnologie offrono.
Dopo attenta analisi, magari avvalendosi di esperti consulenti, della propria attività, vanno messe in atto aree di miglioramento al fine di cercare di colmare il gap con il modello che l’attuale società richiede.
Al di là comunque di azioni concrete va operato un salto culturale che scardini i paradigmi di una Professione che non ha avuto il coraggio e la voglia di rinnovarsi, non intercettando i radicali cambiamenti, culturali ed economici, del nostro tempo.
Questo va fatto tutti insieme, l’Associazione sta cercando di fare il suo, ma abbiamo bisogno del supporto, ideologico e concreto, di tutti voi!

Mauro Rocchetti
Vicepresidente Vicario Nazionale

Pubblicato il 28 settembre 2016

Newsletter del 28.09.2016

 

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