L’evoluzione del turismo odontoiatrico: dalle “protesi olandesi” ai viaggi all inclusive

Gli obbiettivi della presente tesi sono:

Valutare, a livello economico e non solo, le proposte terapeutiche di diversi soggetti operanti nel turismo odontoiatrico in seguito alla richiesta di un preventivo.

Con il termine “turismo dentale” s’identifica la pratica messa in atto da qualunque persona viaggi verso una nazione diversa da quella in cui risiede allo scopo di sottoporsi a un trattamento odontoiatrico. I motivi alla base del fenomeno sono principalmente:

  1. Risparmio economico;
  2. Tempi di cura brevi;
  3. Semplicità con cui è possibile effettuare spostamenti;
  4. Possibilità di abbinare a una necessità sanitaria la soddisfazione di un bisogno turistico, culturale o ricreativo;
  5. Diffusione di Internet e semplicità con cui si può accedere a informazioni medico-scientifiche e pianificare viaggi.

Il fenomeno del turismo dentale non è recente: già a cavallo fra gli anni ’70 e ’80 partivano, da diverse città italiane, voli charter per l’Olanda. Qui ci si sottoponeva all’estrazione di tutti gli elementi dentali ed era applicata, nell’arco di 24 ore, una protesi totale rimovibile. Tuttavia i problemi legati alla scarsa qualità dei manufatti e alle complicanze dovute alla “forzatura” dei tempi biologici, provocarono un rapido declino del fenomeno delle cosiddette “protesi olandesi”. Probabilmente la crisi economica degli anni Duemila ha contribuito a rinvigorire il fenomeno.

Il fattore economico è ritenuto il propulsore del turismo odontoiatrico e, infatti, il prezzo delle terapie è costantemente messo in risalto sui siti e negli annunci delle strutture estere. I costi inferiori dei trattamenti odontoiatrici effettuati all’estero sono determinati da:

  • fiscalità diversa;
  • costo del lavoro diverso;
  • inferiore prezzo dei materiali;
  • costo della vita più contenuto.

Un sondaggio del 2012 condotto dall’istituto di ricerca Ispo, commissionato da ANDI, ha evidenziato che:

  • il 4% degli italiani (circa 2,5 milioni di persone) si è rivolto all’estero per effettuare cure odontoiatriche e, tra questi, la metà non lo rifarebbe;
  • l’81% non è disposto a farlo;
  • il 15% lo prenderebbe in esame.

Attualmente la maggioranza di tali pazienti è convogliata, tramite appositi tour operator, presso centri di grosse dimensioni, con buone dotazioni tecnologiche, diverse postazioni operative e numerosi professionisti e ausiliari che vi lavorano all’interno. Il principale business di queste strutture è proprio il turismo odontoiatrico ed ecco perché è sempre più presente nello staff un “traduttore” con cui è possibile comunicare nella propria madrelingua.

Il dubbio più comune che nasce nel cittadino medio riguardo alle terapie effettuate oltre confine è che la qualità di queste ultime sia scarsa. Inoltre l’ignoranza sulle normative estere riguardanti sicurezza sui luoghi di lavoro, procedure di disinfezione e sterilizzazione, tipologia di materiali utilizzati e formazione dei professionisti contribuiscono a creare ulteriori timori nella popolazione generale.

Altro elemento di diffidenza è l’assenza di continuità della cura. Se ci sono complicanze o urgenze, per i pazienti diventa quasi impossibile ritornare nelle cliniche estere per affrontarle. L’estrema difficoltà di ottenere un risarcimento in caso di malpractice è un ulteriore rischio legato al turismo odontoiatrico.

Materiali e metodi:
Per raggiungere gli obiettivi della ricerca, ho richiesto via web un preventivo a 3 centri odontoiatrici esteri, uno croato (Zagabria) e due ungheresi (Budapest e Sopron). Nei form di domanda ho inserito i miei dati anagrafici, un contatto telefonico ed e-mail, un’ortopantomografia digitale d’archivio (come nell’immagine a destra). Alla voce “Richiesta” ho inserito la frase: “Vorrei sapere la spesa da sostenere per sistemare la mia bocca.”

Risultati:

  1. L’attività delle strutture esaminate è pressoché dedicata solo alla cura di pazienti stranieri. Alle risposte fornite in lingua italiana, infatti, i tour operator associano sempre consigli su come organizzare gli spostamenti o forniscono, addirittura, un pacchetto all-inclusive. I tempi di cura e gli intervalli di attesa tra una seduta e l’altra sono enunciati in maniera chiara.
  2. Viene dato risalto alla tipologia di materiali impiegati, soprattutto impianti dentali, che, in base a quanto dichiarato, appartengono a fasce merceologiche medie o elevate. Le garanzie sulle terapie costituiscono un altro punto costantemente rimarcato, sebbene poi non sia facile comprendere cosa sia effettivamente passibile di rimborso né l’entità dello stesso in caso di problematiche.
  3. I costi delle terapie sono sicuramente inferiori a quelli richiesti in Italia ma la differenza è diversa dal 50-60% di risparmio millantato sui siti web.
  4. Emerge un comportamento comune dei professionisti esteri: in genere prediligono terapie estrattive cui segue l’inserimento d’impianti a distanza di 2-4 mesi. I trattamenti più lunghi o a maggiore compliance, come quelli parodontali o endodontici, non sono presi in considerazione.
  5. Tutti i soggetti interpellati hanno specificato che il preventivo inviato può essere modificato in fase di prima visita. Tuttavia è stato sempre proposto un piano terapeutico implantare senza mai richiedere informazioni sullo stato di salute, su terapie farmacologiche, su eventuali abitudini viziate (fumo, bruxismo) e in presenza, comunque, di un quadro parodontale decisamente compromesso.

Conclusioni:
La carenza di lavori scientifici riguardanti il turismo dentale indica che le associazioni di settore e i ricercatori dovrebbero interessarsi di più al fenomeno e alle sue implicazioni. Campagne informative mirate sui potenziali rischi delle terapie svolte all’estero e investimenti nella prevenzione orale possono aiutare a contrastare il fenomeno. É lecito domandarsi se il Servizio Sanitario Nazionale possa contribuire a contenerlo tramite un ampliamento dell’offerta e/o il ricorso a una combinazione di sostegno pubblico e assicurazioni private per la tutela della salute orale.

Ciò nonostante bisogna probabilmente prendere atto che, per una fascia di popolazione, la salvaguardia e il ripristino della salute orale stanno cambiando la loro natura di prestazioni offerte da professionisti locali, in servizi potenzialmente acquistabili in un mercato competitivo globale.

 

Dott. Luca De Santis
Segretario Provinciale ANDI Teramo

Pubblicato il 21 febbraio 2018

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