La Corte Costituzionale ridefinisce la composizione della CCEPS, che dovrà avere profili di indipendenza e terzietà. Ora il Ministero deve rinominarla seguendo questi principi. Nel frattempo cosa capita?

cortecostituzionale228x148La CCEPS così come composta è illegittima. A sancirlo è stata la Corte Costituzionale che impone, ora, di riscrivere l’articolo del Dlgs del 1946 con il quale viene definita la composizione della Commissione Centrale per gli Esercenti delle Professioni Sanitarie, l’organo che decide sulle impugnazioni proposte avverso le decisioni assunte in primo grado dagli organi professionali (in particolare sulle sanzioni disciplinari).

E’ costante, nella giurisprudenza di questa Corte, l’affermazione in forza della quale indipendenza e imparzialità devono ritenersi connotazioni imprescindibili dell’azione giurisdizionale”, si legge nella sentenza.

In particolare, sotto accusa la nomina di due componenti designati dal Ministero della Salute, che sceglie i “giudici” tra i suoi funzionari, all’interno della CCEPS. Per i Giudici vi sarebbe un chiaro conflitto d’interesse poiché il Ministero, in cui ha anche sede la Commissione, è ente vigilante.

La Consulta – commenta Marco Scarpelli odontologo forense e referente ANDI per il progetto ANDI ProOF – ha affrontato una questione giuridica fondamentale, ed un principio: quello di garantire un giudicante terzo super partes. Noi stiamo lavorando a vari livelli da molto tempo su questo profilo che riteniamo fondamentale per la nostra auto valutazione e disciplina.

La sentenza, nelle sue motivazioni, non fa che sostenere l’opportunità e la bontà del nostro impegno come Associazione”.

Al di là delle specifiche modalità decisionali del caso di specie, fondate su un coacervo di principi giuridici di piena rilevanza costituzionale – continua Scarpelli – richiamo l’attenzione su termini, parole, espressioni come “indipendenza”, “imparzialità”, “autonomia decisionale” utilizzati nella sentenza””.

E’ questo – continua – un annoso e molto discusso problema, che richiama questioni come “conflitto di interessi”, “interesse di parte””.

In ANDI – spiega il Presidente Nazionale Gianfranco Prada la questione è stata affrontata ed in modo approfondito in più occasioni, giacché i momenti nei quali si sviluppa un potenziale conflitto tra la terzietà del giudicante e l’interesse della parte sono frequenti. Ogni caso di valutazione dei “Probiviri”, ogni arbitrato di polizza in R.C. professionale, ogni caso di contenzioso medico legale presentano il rischio di approccio non imparziale e soprattutto non indipendente; d’altra parte è evidente a tutti che, ad esempio, l’esame di un caso di valenza medico legale veda protagonisti un medico, un paziente e, come arbitro tecnico, un altro medico che potrà tendere o a prendere le difese del collega perché a lui “categorizzato”, o, per reazione (o per contrasto “edipico”) a penalizzarlo”.

Già nel 2006 a Cernobbio nel consueto biennale Workshop ANDI si affrontò con un docente americano di Bioetica (Jos V.M. Whelie), la questione della terzietà e del conflitto di interessi. Si concluse che il conflitto di interessi, come nel caso trattato dalla Consulta, è in ogni momento, va riconosciuto, non negato, ragionato e gestito; così ANDI ha intrapreso un percorso di conoscenza e studio del contenzioso medico paziente, percorso ormai ventennale, che ha portato ad articolare modalità di auto approccio ed esame del contenzioso in favore non del medico, non del paziente, ma del rapporto medico paziente nel suo complesso.

L’obiettivo di questo indirizzo – continua Scarpelli – è la tutela “sociale” (secondo il concetto di socialità descritto dal Codice Etico dell’American Dental Association già dal 2000, diffuso da ANDI a tutti i Soci) del rapporto in favore del cittadino/utente/paziente ma anche della categoria professionale odontoiatrica (che, invero, in questi ultimi due decenni è cresciuta a tutti i livelli, anche in termini di considerazione da parte del pubblico); ancora ANDI ha prodotto e diffuso un proprio Codice Etico ed ha intrapreso una strada, certamente complessa, di formazione, attraverso un master di secondo livello, dei propri dirigenti, ove si tratta anche il problema della terzietà e dell’esame disciplinare o valutativo”.

In merito alla recente sentenza della Corte Costituzionale sulla CCEPS, chiediamo ai Ministeri competenti – dice il Presidente Prada – di intervenire subito per colmare il vuoto legislativo prodotto e consentire al più presto la ripresa dell’attività della Commissione Centrale. E’ assurdo che la situazione attuale renda vana l’attività disciplinare degli Ordini provinciali, in quanto basta presentare appello alla CCEPS (che attualmente non può riunirsi) per sospendere l’applicabilità del provvedimento assunto dall’Ordine, consentendo la possibilità agli iscritti sanzionati di farla franca chissà fino a quando!”.

Pubblicato il 12 ottobre 2016

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