La professione che vorrei

esposito228

Nelle passate settimane mi sono recato, come ogni anno, a tenere la lezione di avvio alla professione agli studenti del VI anno del corso di laurea in odontoiatria e protesi dentaria. Dopo i primi minuti di colloquio con i ragazzi mi ha assalito un dubbio. E se quanto gli sto dicendo è solo frutto della mia esperienza professionale e non gli sto raccontando realmente quale sarà il loro futuro. Sono obiettivo nel trasferire i veri problemi e le soluzioni che la professione sta affrontando?
In effetti che la professione sia ormai inesorabilmente e profondamente cambiata e che dobbiamo avere tutti il coraggio e la volontà di ammetterlo e la forza di riorganizzarla, è stata l’amara constatazione a cui sono giunto.
Diventare adulti costa fatica, anche nella professione: in quella odontoiatrica in modo particolare. Innanzitutto, perché, come è noto, l’odontoiatria italiana è costituita per la maggior parte da liberi professionisti che non avendo le stesse garanzie di un lavoratore dipendente, la partita la possono giocare solo nel mercato. Poi, perché questa professione, divenuta sempre più complessa, richiede competenze di alto profilo, non per niente l’acquisizione della laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria è considerata da tutti solo la base di partenza di un lungo percorso. A rendere la questione ancor più difficile è l’attuale congiuntura economica, responsabile della contrazione della domanda di cure odontoiatriche registrata negli ultimi anni. Pienamente consapevoli di questa realtà, i giovani odontoiatri muovono i primi passi professionali con un po’ di preoccupazione, ma anche con grande serietà, guardando al futuro con sano realismo. Un sondaggio di qualche anno fa promosso dal Collegio Nazionale dei Docenti di Odontoiatria insieme ad ANDI, sulle aspettative dei giovani studenti di Odontoiatria, ha messo in luce diversi aspetti interessanti sul futuro del comparto odontoiatrico. Innanzitutto i nostri giovani sono consapevoli che per loro non c’è più la certezza di poter aprire un proprio studio, per questo sono pronti ad andare a lavorare altrove ed anche come collaboratori. Inoltre le aspettative di guadagno per i giovani si sono ridimensionate molto rispetto al passato. Il sondaggio mise in luce però anche un altro aspetto molto preoccupante per il futuro dell’odontoiatria italiana, perlomeno per quella che abbiamo conosciuto sino a oggi e che molti frutti ha dato. La maggior parte dei giovani intervistati non solo sembrava voler rinunciare in partenza anche solo all’idea di aprire un proprio studio, per le mutate condizioni economiche che rendono davvero difficile fare questo passo se non si ha la fortuna di avere già uno studio di famiglia. La cosa più preoccupante è che questi giovani si vedono già proiettati come collaboratori o dipendenti dei grandi centri che sono presenti sul territorio italiano. Accettano questa eventualità come un dato di fatto, forse perché, spaventati dalla burocrazia e dalla crisi generale che non consente di avere alcuna certezza economica ed è ben emerso dai colloqui avuti con gli studenti.

Rivolgendomi ai giovani quello che non bisogna mai dimenticare è la natura medica di  questa professione che riguarda la tutela della salute e coinvolge in modo diretto i  professionisti in un rapporto con il paziente che non potrà mai essere soltanto di carattere economico.

Ora se è vero che la caratteristica fondamentale della nostra professione è, ancora oggi, una attività professionale che si svolge per oltre il 90% nella forma della libera professione, mentre la cosiddetta odontoiatria pubblica che non è mai decollata e costituisce, per assurdo, un elemento di semplice supporto alla rete di assistenza privata, è vero anche che questo è avvenuto non certo per colpa degli odontoiatri italiani, ma per l’impossibilità del SSN di far fronte alle ingenti spese che indubbiamente comporta l’assistenza odontoiatrica.  Il sistema è al tracollo per evidenti difficoltà economiche. Con amarezza si deve registrare che l’aspetto economicistico – aziendale ha prevalso rispetto a quello assistenziale e in tale contesto sempre meno importanti risultano i principi solidaristici e vengono meno quei rapporti fondati sull’empatia e sull’alleanza terapeutica.

E la nostra associazione cosa ha fatto o pensa di fare per il futuro della professione dei futuri dentisti? Prendo spunto dalla bozza del documento congressuale del prossimo Congresso Politico che si terrà a Venezia il 27 e 28 maggio dove raccontiamo che fin dal 1993, anno in cui l’acronimo associativo è passato da AMDI (Associazione Medici Dentisti Italiani) ad ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani), l’Associazione ha voluto fortemente andare incontro alle problematiche dei giovani Colleghi e degli Studenti in Odontoiatria. Si sono susseguite una serie di iniziative, con modifiche di Statuto e Regolamento, vedi ad esempio la modifica dei requisiti per iscriversi a quota ridotta che sono stati facilitati sia per età, da 32 a 34 anni, che per data di laurea, da 2 a 4 anni dal conseguimento del titolo, (Congresso Politico, Torino 2012), ed una serie di benefit dedicati ai soci under 35 (neolaureati e studenti), di anno in anno in continua evoluzione.
E non dimentichiamo il progetto Andi Young, promosso da ANDI, che ha come obiettivo quello di favorire l’inserimento e la formazione dei giovani odontoiatri nel mondo della professione. Le iniziative sono diverse e tra i “benefit” pensati per gli under 35 iscritti ad Andi ci sono libri e corsi di formazione a prezzi scontati o a titolo gratuito. All’interno di Andi Web Young, la sezione dedicata ai giovani presente sul sito web http://www.andi.it/andi-young/news-andi-young/ sono presenti anche contenuti e servizi esclusivi, come la possibilità di partecipare gratuitamente al congresso Nazionale “Andi Young” in programma il prossimo 11 e 12 giugno a Bari.
Il patto generazionale è di grande attualità in quanto la situazione anagrafica dei Soci iscritti al 31/12/2015 descrive come, a fronte di circa 9600 Soci oltre i 55 anni, vi siano circa 4800 Soci con meno di 36 anni, ed anche perché dal prossimo anno accademico si laureeranno poco meno di 1000 nuovi Colleghi in Italia e quasi altrettanti proverranno da università estere.
Ma questo argomento va valutato come un intreccio anche di altre tematiche:

  • miglioramento dei rapporti con le Università, con incontri con gli studenti degli ultimi anni accademici ai quali proporre la partecipazione anche a giornate/serate di aggiornamento culturale associative (sempre gratuite in quanto soci uditori).
  • più formazione e quindi più preparazione nell’immediato postlaurea (più sicurezza anche ad accogliere un neolaureato in studio nel caso gli si voglia affidare parte della propria pazientela per competenze specifiche e meno rischi assicurativi);
  • di aumentare da subito il numero di soci iscritti, seppur siano “solo” uditori ma sappiamo tutti che i numeri complessivi di una associazione pesano e non poco quando si tratta di rappresentatività;
  • un aumento di nuovi soci ordinari;
  • contratti di collaborazione, secondo le modalità consentite dalle norme fiscali e di lavoro coordinate con quelle autorizzative delle singole regioni. Abbiamo quindi sviluppato il nuovo Contratto per Colleghi Collaboratori, “carta dei diritti e doveri del collaboratore”, dove sono individuati parametri di riferimento per addivenire ad un equo ed appropriato compenso per queste figure;
  • supporto economico per l’avvio dell’attività o per il subentro: ricorso ai Confidi ed eventuale linea di credito di ENPAM.

Ci adopereremo affinché il trasferimento della titolarità dello studio professionale non comporti la richiesta di nuovo titolo autorizzativo all’esercizio professionale.
Gli ultimi dati rilevati ci dicono che oltre il 75% dei dentisti sotto i 35 anni non ha un proprio studio odontoiatrico e conseguentemente lavora come consulente, collaboratore e purtroppo, in alcuni casi, tende a scendere a discutibili compromessi professionali.
ANDI si sta quindi muovendo al fine di aiutare i giovani a crescere e fornire loro tutti gli strumenti per facilitarne l’accesso alla libera professione dopo il conseguimento della laurea e affiancare gli studenti al fine di integrare il loro percorso formativo.
In quest’ottica l’Associazione deve confermare l’impegno per l’implementazione delle conoscenze mediche generali di base, al fine di permettere agli odontoiatri di riappropriarsi a pieno del proprio ruolo di sanitario che cura il mantenimento della salute della bocca, e non solo, in quanto quest’ultima legata indissolubilmente alla salute globale dell’individuo. Altro punto fondamentale dovrà essere quello di garantire la formazione relativa allo studio di materie extra cliniche quali l’organizzazione e la gestione dello studio, il marketing, l’odontologia forense e la prevenzione del contenzioso, la deontologia e l’etica professionale, la psicologia e la gestione del paziente.
Un investimento sui giovani rappresenta un’iniziativa a lunga scadenza ma l’obiettivo ultimo e fondamentale è la difesa del nostro modello di assistenza odontoiatrica, che è anche la difesa del futuro di tutta la nostra categoria.
I giovani colleghi sembrano meno ambiziosi di chi li ha preceduti, ma in realtà portano avanti con senso di responsabilità e realismo i loro progetti professionali. Coscienti dei problemi attuali dell’odontoiatria, i giovani tuttavia sono soddisfatti delle condizioni in cui operano, consapevoli che la professione di domani sarà presto nelle loro mani, anche se, a detta di alcuni di loro, in Italia c’è poca fiducia nei confronti dei giovani.  Lo si nota nel fatto che li si considera, per definizione, professionisti con poca esperienza, quando invece la loro preparazione post laurea consente sin da subito di esercitare la professione, quella professione che, a detta di tutti, di soddisfazione ne porta davvero tante e solo con l’aiuto di chi tiene a che ci sia un vero e sincero patto generazionale si potrà garantire loro un roseo futuro.

 

Il Segretario Nazionale
Dott. Nicola Esposito

firmaEsposito
 

 

Pubblicato il 11 maggio 2016

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