La professione odontoiatrica si gestisce meglio se si sanno leggere i dati

economia-e-cambiamentoQuali competenze sono oggi necessarie ai dentisti per intraprendere e gestire una pratica professionale di qualità, socialmente utile, clinicamente appropriata e economicamente sostenibile? La formazione clinica universitaria e i corsi ECM sono una condizione necessaria, ma ad essa si deve accompagnare l’acquisizione di capacità di lettura e interpretazione di dati che riguardano la salute orale, la domanda, il territorio, la professione, l’organizzazione e la produttività.

I dentisti di oggi e di domani devono essere pronti e capaci e “re-inventare” le modalità secondo le quali fare il dentista. Devono conoscere i “drivers del cambiamento”, ovvero l’andamento di quei fattori che plasmano e condizionano la professione e a questi adeguarsi, mettendo in atto nuove strategie. Al Master di Cervia sulla “Gestione delle politiche odontoiatriche” è stato trattato questo argomento e alcuni dati lì presentati sono elencati di seguito.

La salute orale in Italia misurata in termini di DMFT è nel tempo assai migliorata. La domanda di prestazioni è però bassa. Solo il 38% circa dei cittadini intraprende cure per ripristinare o mantenere uno stato dentale adeguato. Il resto della popolazione non lo fa.

La crisi economica degli ultimi anni ha poi prodotto un fenomeno: è cresciuta la platea dei cittadini che dilazionano le cure. Vi sono evidenze per affermare che la crisi ha aggiunto al trend storico del binomio salute orale/domanda una caratteristica importante. Il consumo odontoiatrico è sceso di rango nella scala di priorità dei comportamenti della popolazione. Prima di andare dal dentista, vengono altre tipologie di consumo e di spesa. Questo dato non è uniforme nel territorio e per tutti i gruppi e i ceti che compongono la società. Ne viene fuori quindi una necessità: i dentisti devono imparare a saper leggere “il territorio e la società” per approntare servizi adeguati e intraprendere strategie per raggiungere la clientela, attuale e potenziale.

L’impatto del nuovo scenario si è anche materializzato con un cambiamento delle prestazioni erogate dai dentisti. Basti osservare come esempio il fatto che negli anni tra il 2005-2013 si è registrato un calo di quasi il 45% nelle prestazioni classificabili come “ricostruttive dentali” e del 33% delle cure parodontali (Istat). Le statistiche Istat mostrano però che dal 2013 al 2015 è cresciuta la spesa odontoiatrica nazionale (da 6 a quasi 9 miliardi) per effetto (così sembra) di un mutato clima di fiducia e quasi sicuramente per l’effettuazione di prestazioni a lungo rimandate. Non vi sono evidenze per affermare che allo stesso tempo l’effetto abbia riguardato tutte le prestazioni con il recupero di quelle che più sono calate. I dentisti si trovano quindi di fronte al cambiamento della configurazione della pratica professionale (peraltro accentuato dall’innovazione tecnica e tecnologica dell’odontoiatria), che di necessità va descritto e misurato e che debbono imparare a leggere al fine di adeguare l’offerta allo scenario emergente.

I dentisti si trovano ad affrontare inoltre la comparsa sul mercato professionale di terzi che, da un lato tendono a riunire “masse” di clientela sotto l’ombrello della copertura assicurativa o mutualistica e dall’altro a convogliare la medesima verso fasce di professionisti che accettano le condizioni di fornitura delle prestazioni e le relative tariffe. Si stima che oggi tra il 10-15% della spesa odontoiatrica dei cittadini passi attraverso i terzi paganti ed è noto che questi ambiscono ad intermediarne assai di più. In odontoiatria, “il boccone” è goloso in quanto può arrivare a quasi 9 miliardi!! I dentisti, per come sono configurati (il 75% praticano la professione come dentisti indipendenti in studi singoli), subiscono inoltre la concorrenza di strutture sanitarie complesse (ad esempio ospedali privati) che, avvalendosi delle capacità organizzative acquisite nella gestione di grandi volumi di utenza, tendono ad operare anche nel settore odontoiatrico.

Il compito non è facile e non è indolore. Varie sono le strade che possono accompagnare la trasformazione graduale della struttura professionale dell’odontoiatria verso modelli più complessi diversi da quello che può essere definito come “solo practice”. Già oggi (settembre 2016) si contano, accanto a circa 44.000 dentisti attivi, ben 2.659 dentisti operanti come o in società. Nel 2014 questo numero oscillava intorno a 1.700. La variazione è un indicatore di grande dinamicità e sta a significare che, per così dire, un “sacco di cose” stanno accadendo nel settore. Disponendo dei dati e di una capacità di lettura, i dentisti si accorgerebbero, però, che la trasformazione non è uniforme nel territorio. Il 32,5% delle società sono presenti in Lombardia, il 12,3% nel Lazio e l’11,4% nel Veneto. Nelle Regioni del sud e nelle isole le percentuali sono anche dell’1% e non superano il 5%. Come a dire: ci sono dentisti che debbono andare veloci, altri più lentamente e alcuni che forse non saranno toccati che marginalmente dagli eventi.

Prof. Aldo Piperno
Consulente Servizio Studi ANDI

Pubblicato il 12 ottobre 2016

Newsletter del 12.10.2016

 

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