Le verità dei numeri

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Nei giorni scorsi è stato presentato alla stampa il nuovo libro di Nando Pagnoncelli, Presidente di IPSOS, dal titolo “Dare i numeri”.

Troppo facile ovviamente strumentalizzare questa suggestiva titolazione, con la quale l’autore si ripromette per vero di indagare le percezioni distorte della gente, rispetto alla realtà di ogni giorno e facendo riferimento nel nostro ambito, ai tanti numeri attinenti la Professione che sono stati generosamente esibiti nelle molteplici occasioni congressuali proposte nel mese di maggio.
Il riferimento è ovviamente alla presentazione dell’indagine ANDI OCPS-SDA Bocconi presentata a Cernobbio, piuttosto che all’analisi congiunturale messa a punto dal Servizio Studi ANDI e raccontata insieme a quella sulla produzione e distribuzione di materiali odontoiatrici, da parte di Key Stone ad Expo di Rimini. Ciò vale anche per l’interessante tavola rotonda organizzata da Edra, sempre a Rimini, con la presenza dei rappresentanti delle realtà professionali odontoiatriche del nostro Paese, a partire dagli studi monoprofessionali per arrivare a grandi network.
Alla valanga di dati “istituzionali” presentati, se ne sono aggiunti altri “non ben identificati”.
Vale la pena a questo punto ricordare che indagini conoscitive rispetto a qualsivoglia argomento, per essere credibili e valide, devono seguire algoritmi ben codificati.
Ciò vale per la scelta dei profili dei soggetti da interrogare, piuttosto che per le procedure di analisi dei dati scaturiti dalla somministrazione dei questionari del caso.
Insomma un rigoroso percorso scientifico che certifichi la validità dei dati resi noti.
Non è solo questione di protocollo statistico, ma anche il rispetto di senso civico, quel senso civico che tanto manca nel nostro Paese e che molto spesso, anche nel nostro ambito professionale, porta ad autoreferenzialità e contribuisce ad alimentare quelle percezioni distorte rispetto alla realtà e che favorisce atteggiamenti populistici in grado, a volte, di influenzare scelte ed orientamenti anche associativi.
Insomma, si cerchi di prestare attenzione ai numeri, agli istogrammi che ci vengono proposti a partire dal controllo della fonte di origine.
Qualche esempio concreto ed interessante di “numeri” che possono portare con sè influenza e dare un senso ad atteggiamenti.
Hanno stupito gli esperti di SDA Bocconi, i numeri, le risposte al gruppo di quesiti socio professionali accorpati in ”Come si percepiscono gli associati” presenti nell’indagine ANDI SDA Bocconi.
Ne è uscito il profilo di un professionista con un ego ipertrofico, che rasenta il narcisismo. Un professionista che ha incentrato la propria vita “sul dente”, quasi che lo stesso e lui stesso fossero più importanti dell’attività di un neuro o cardio chirurgo.
E questa percezione lo porta a pretendere, pena la feroce critica all’associazione di appartenenza, all’abolizione della Bersani, vero “cigno nero” della Professione, soprattutto per quanto concerne la liberalizzazione della pubblicità, piuttosto che il numero programmato di accessi ai corsi di laurea in Europa, quando proprio nel continente soffiano, sempre più forti, venti di liberalizzazione selvaggia ed irreversibile.
Decontestualizzando queste argomentazioni dalla trama dell’editoriale, non è possibile non ricordare che alla domanda n. 32 (Soddisfazione e profilo professionale), “se dovessi oggi scegliere di nuovo quale professione fare, rifaresti il dentista?” ben il 34,1 % dei rispondenti, ha risposto di no!
Piuttosto che la risposta al quesito 34 inerente la possibilità di vendere il proprio studio, ha visto il 60% di favorevoli!
Ecco questi quesiti, queste risposte, questi numeri, rappresentano il sentimento percettivo della realtà quotidiana e sono ben diversi, per esempio, da quei dati puramente matematici diramati giorni orsono dall’Agenzia delle Entrate e riferiti al fatturato medio dei dentisti in 152.300 Euro con un reddito sempre medio, di 50.300.
Numeri senz’anima.
Gli indizi derivanti da certi numeri rispetto a spazio e tempo, ci consentono, in maniera suggestiva, di ricordare un aspetto più volte ricordato negli appuntamenti congressuali sopraricordati e cioè il modello transteorico di Di Clemente Prochaska che studia “gli stadi del cambiamento” in questo caso applicato alla nostra professione e alla tempistica delle decisioni associative, ma anche alla nostra realtà professionale quotidiana.
In sostanza da uno stato precontemplativo nel quale, visto che le cose andavano bene, nulla si è voluto cambiare nell’effimera certezza che nulla potesse modificarsi, si è passati ad uno stato contemplativo, che comporta anche dall’analisi dei numeri esposti, la ricerca di indizi di trasformazione della Professione, con le conseguenti, decisioni associative e personali in funzione della percezione che qualcosa “sta cambiando, sta mutando”.
Ecco, forse dovremmo approfondire lo studio di un grande critico e filosofo, il tedesco Walter Benjamin, che studiava non tanto cos’era il mondo, ma cosa stava per diventare, magari anche attraverso gli indizi di mutazioni, nel nostro caso professionali, presenti anche tra lo scorrere dei numeri.
Numeri veri per davvero però!

 

Responsabile Servizio Studi ANDI
Roberto Callioni

firma_callioni

 

 

Pubblicato il 8 giugno 2016

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