L’odontoiatria e l’Italia che verranno

Cari Colleghi,
riprendiamo con oggi le regolari pubblicazioni di ANDI Informa Online e come consuetudine, dopo le ferie di agosto ed all’inizio di un nuovo anno lavorativo, vorrei insieme a voi fare qualche considerazione su ciò che ci aspetta nei prossimi tempi.
E’ per me una delle ultime occasioni di questo tipo, perché come ben sapete a maggio del 2018 si terranno le elezioni per i rinnovi della cariche nazionali e, come da norme statutarie, non sarò più il Vostro Presidente.

Il Paese sembra vivere un momento di ripresa economica, il PIL a + 1,3% non si vedeva da tempo, i beni di consumo durevoli ed anche quelli strumentali crescono del 3,8%, la disoccupazione diminuisce, la crisi strutturale della banche sembra superata, il settore turistico ha visto oltre 35,5 milioni di italiani in vacanza.

Ma allora le cose vanno davvero meglio del previsto? Possiamo considerare superata la crisi vissuta in questi anni? Possiamo sperare di avere anche noi odontoiatri qualche beneficio economico? E la politica potrà finalmente tornare a considerarci come settore che ha necessità di rilancio, dopo anni in cui “le priorità erano sempre altre”?
La maggior parte delle persone (provate a parlare con i vostri pazienti…) non pensa sia così: è forte la tendenza a percepire il proprio mondo molto peggiore rispetto a quello che è. Spesso ci concentriamo su problemi falsi, ignoriamo la realtà quotidiana, ci occupiamo di aspetti secondari rispetto a ciò che realmente potrebbe migliorare la nostra vita.

Dobbiamo quindi riappropriarci di un sano realismo, non seguire le sirene di un dilagante populismo (anche endoassociativo) e pensare a quelle che sono le reali partite da giocare per il nostro futuro.

Sfruttiamo appieno questo momento economico positivo, rinnoviamo i nostri studi grazie agli incentivi del super-ammortamento (che, secondo le ultime notizie, verrà prorogato anche nel 2018), trasmettiamo fiducia ai nostri pazienti, proponendo anche piani di cura un po’ più “impegnativi” rispetto a quelli “tampone” dei momenti di maggior crisi.
Impariamo ad essere più ottimisti insomma, anche andando oltre, come dicevo prima, ai problemi del nostro “orticello”, che pure ci sono e siamo ben coscienti come singoli e come ANDI di dover affrontare.

Abbiamo infatti ben presente lo scenario attuale della professione: offerta ampliata dalle strutture commerciali e modello libero-professionale da sostenere per favorire l’accesso dei giovani alla professione dalla “giusta strada”, costi gestionali da tenere sotto controllo, burocrazia e pressione fiscale opprimenti, qualità delle cure da implementare senza eccedere nella iperspecializzazione e mantenendo il valore del rapporto empatico col paziente e delle competenze mediche che ci sono proprie.

Analisi serie e proposte praticabili sono da sempre la forza di ANDI, in questi anni di mia presidenza abbiamo però imparato che in Italia questo non è sufficiente ad ottenere i risultati sperati. Dobbiamo sempre considerare che per noi odontoiatri non è facile far sentire alla politica le nostre esigenze e del resto pensate al mutamento del ruolo dei grandi sindacati, mi riferisco a CGIL, CISL e UIL, che hanno perso, soprattutto col governo Renzi, quel potere di veto e di continua interlocuzione politica che ne ha caratterizzato l’esistenza per decenni.
Ma il nostro ruolo non lo possiamo comunque delegare ad altri.

Negli scorsi mesi alcune leggi, finalmente, hanno dato un qualche supporto alla professione: mi riferisco alla Legge Gelli sulla responsabilità sanitaria (anche se è ancora lungo il percorso coi decreti attuativi) ed al Jobs Act sul Lavoro Autonomo (che tra l’altro ci consente finalmente già da quest’anno la completa deduzione fino a 10.000 euro delle spese per i corsi di aggiornamento, grazie all’azione politica di ANDI, testimoniata dagli atti parlamentari).
L’estate trascorsa ci ha riservato però alcuni passaggi legislativi che non possiamo considerare positivi per la nostra visione dell’odontoiatria: l’approvazione definitiva della Legge sulla Concorrenza avvenuta i primi giorni di agosto, dopo anni di impegno di ANDI per far riconoscere la corretta tutela della nostra professione rispetto all’intromissione di interessi puramente commerciali, non ci trova certo soddisfatti e siamo pertanto in procinto di valutare quali siano gli strumenti più opportuni per proseguire la nostra battaglia.
Abbiamo già dato incarico di analizzare in modo approfondito le ricadute di questa nuova Legge al Prof. Ugo Ruffolo (che i dirigenti ANDI apprezzano e conoscono personalmente in quanto ha partecipato a fine luglio ad un’importante riunione associativa).
Attendiamo le Sue indicazioni per procedere ad un’azione a 360° (anche a livello provinciale) ed ad una eventuale impugnazione delle norme che ci riguardano, finanche arrivando alla Corte Costituzionale, se necessario.
Appoggeremo le iniziative che la Federazione e la CAO Nazionale attueranno per difendere l’esclusività dello svolgimento dell’attività odontoiatrica da parte dei professionisti, come prevede la nostra Costituzione.
Siamo pronti a raccogliere firme per una legge di iniziativa popolare per abrogare, appena si insedierà il nuovo Parlamento, il comma 154 della Legge sulla Concorrenza, così come le norme della Legge Bersani sulla pubblicità e l’eliminazione del Tariffario di riferimento. Abbiamo incontrato di persona e più volte i due politici che stanno conducendo la battaglia per la reintroduzione dell’equo compenso professionale (ed in particolare i Presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato: Cesare Damiano e Maurizio Sacconi) ma crediamo poco alle possibilità che le attuali loro proposte vengano approvate.

Ma siamo impegnati anche su altri importanti fronti.
Il nostro progetto sulla sanità integrativa in odontoiatria che potrebbe rilanciare gli accessi nei nostri studi stenta a decollare per una serie di inadempienze politiche e di norme che ne rendono difficile l’attuazione: denunceremo questa situazione pubblicamente in un Convegno che stiamo organizzando il 12 ottobre al Ministero della Salute, supportati da tecnici e costituzionalisti di grande fama. Vorremmo lasciare in eredità, grazie alla Fondazione ANDI Salute, la possibilità che tutti i cittadini italiani possano dedurre completamente dai propri redditi i costi per le cure odontoiatriche, ricavandone un forte vantaggio fiscale.
Abbiamo denunciato pubblicamente e richiesto all’Agenzia delle Entrate che ci vengano risparmiate burocrazia e duplicazioni di adempimenti (spesometro e tessera sanitaria) che lo stesso Statuto del Contribuente dichiara illegittime. Aspettiamo risposte. Per ora ci hanno concesso solo una breve proroga a fine settembre.

Nei prossimi giorni il nostro 62° Congresso Scientifico di Riccione sarà l’occasione per la presentazione delle nuove Raccomandazioni Cliniche in Odontostomatologia (riferimento condiviso per un’odontoiatria di qualità) che ci faremo carico di inviare in forma stampata a tutti i Soci ed un grande momento di confronto culturale sull’odontoiatria pratica da svolgere quotidianamente nei nostri studi. Abbiamo, con grande soddisfazione, già superato le 1.000 iscrizioni, ma c’è ancora la disponibilità per iscriversi (clicca qui per iscriverti).

Insomma una azione costante, pressante, concreta della nostra ANDI che continua a crescere (abbiamo superato i 25.000 Soci certificati!) ma che fatica a trovare risposte in una politica che ha la responsabilità di aver creato un Paese bloccato, che solo con le sue forze vuole ritrovare gli spunti e l’energia per andare avanti.
Sono convinto che ce la possiamo fare, mettiamoci tutti l’impegno che è tipico della nostra professione, non lasciamoci ingannare o distrarre da chi vede tutto negativo, da chi fa critiche ingiuste, di chi non propone nulla di concreto.
Forza ANDI

Dott. Gianfranco Prada
Il Presidente Nazionale

Pubblicato il 6 settembre 2017

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