Società di capitale e concorrenza. I “ma” che hanno aiutato le catene odontoiatriche a continuare a prediligere il commercio rispetto alle cure

catene228“Le lobby delle società di capitale che operano in sanità si sono organizzate facendo forti pressioni sul Ministero dello Sviluppo economico. Il mancato recepimento delle nostre proposte è principalmente il frutto di questo loro lavoro”.
E’ questo il commento a caldo del Presidente Nazionale ANDI Gianfranco Prada alla decisione della Commissione Industria del Senato di ritirare gli emendamenti proposti da ANDI che proponevano l’inserimento di alcuni paletti alla gestione delle Cliniche odontoiatriche da parte delle società di capitale.

“Il rammarico è stato quello di essere riusciti a porre l’attenzione sul problema sulle disparità di concorrenza che i dentisti liberi professionisti sono costretti a subire rispetto alle agevolazioni concesse alle società di capitale così come sulle differenze di garanzie per i pazienti che si rivolgono agli studi odontoiatrici gestiti dai gruppi imprenditoriali, senza riuscire a convincere la politica ad intervenire subito”, continua il Presidente Prada.

Lavoro di sensibilizzazione attivato da ANDI che ha comunque lasciato il segno in Parlamento, visto che i Senatori hanno dichiarato che si dovrà mettere mano ad una legge organica che regolamenti l’ingresso del capitale nelle libere professioni.

La delusione sta anche nel fatto che non tutto il settore odontoiatrico in questa occasione si è dimostrato capace di fare sistema e di guardare oltre alle “logiche di bottega”.

Proprio nei giorni in cui ANDI era impegnata nelle stanze della politica a spiegare ai parlamentari, ai senatori componenti la Commissione Industria, ai Ministri competenti la necessità di intervenire sulla questione per tutelare i pazienti, AIO inviava alle due Camere del Parlamento e ai Ministri di Salute ed Economia una nota (comunicato stampa AIO del 23 febbraio 2016) in cui si precisava che “L’alternativa a far governare le catene odontoiatriche da una maggioranza qualificata di Odontoiatri c’è, ed è l’affidamento della direzione sanitaria della struttura a un laureato in Odontoiatria, iscritto all’Albo relativo”.

Come dire: tutte storie quelle che dice ANDI, vi spieghiamo noi cosa serve veramente, obbligate le strutture ad avere un direttore sanitario laureato in odontoiatria.

Da sempre il benaltrismo, quella pratica che, pur di farsi vedere e di cercare di essere legittimati cercando si stare a ruota di chi guida, sposta l’attenzione su altro. Impedendo così di andare avanti e di risolvere il problema.

Non vogliamo dare più seguito ad AIO, di quanto oggettivamente può avere interessato la loro nota, ma sicuramente non ha dato l’idea di unitarietà della professione.

I parlamentari negli stessi giorni hanno letto e sentito le nostre argomentazioni, le nostre inserzioni pubblicitarie che sostenevano la necessità di un intervento per regolamentare il capitale nel settore odontoiatrico, dall’altro leggevano le prese di posizione delle catene contro ANDI ed anche quelle di AIO che sminuivano le nostre richieste.

Speriamo che ora, una volta detto di aver ottenuto il “contentino” del direttore sanitario unico, AIO si astenga da puntualizzare e ci lasci continuare la nostra battaglia per porre regole paritarie sia per noi liberi professionisti che per le catene odontoiatriche e non si metta nuovamente in mezzo quando cercheremo di fare abrogare le norme sulla pubblicità volute della Legge Bersani.

Pubblicato il 15 giugno 2016

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