Il problema dell’accesso degli Odontoiatri non specialisti nelle graduatorie del SSN. Intervista a Pio Attanasi, SUMAI Assoprof

Il problema dell’accesso degli Odontoiatri non specialisti nelle graduatorie del SSN. Intervista a Pio Attanasi, SUMAI Assoprof
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Il cosiddetto Decreto Balduzzi (DL 189/2012) impedisce ai Medici e agli Odontoiatri privi di una specializzazione di accedere alle graduatorie per gli incarichi nelle ASL.

Un problema particolarmente sentito in ambito odontoiatrico in quanto la categoria ritiene che tale laurea sia già, di per sé, specialistica e che l’ulteriore specializzazione non sia necessaria per accedere alle graduatorie. La conseguenza è un numero sempre più esiguo di laureati disponibili e il rischio di blocco degli ambulatori pubblici di specialità.

A fornire un dettaglio dello stato dell’arte è il Responsabile per la Odontoiatria del SUMAI Assoprof, Pio Attanasi, a margine del 53° Congresso del Sindacato Unico di Medicina Ambulatoriale in corso a Roma.

Per i laureati in Medicina servirebbero addirittura due specializzazioni di ambito Odontoiatrico, ossia una prima abilitante ed una seconda che consenta l’accesso al servizio sanitario nazionale per lavorare come Odontoiatra pubblico, mentre per i laureati in Odontoiatria è necessaria una specializzazione di ambito Odontoiatrico.

Come SUMAI, con il costante supporto di CAO e ANDI, siamo riusciti a vincere una prima battaglia inserendo in appendice al nostro accordo, rinnovato per il 2021, la possibilità per tutti gli Odontoiatri di accedere al servizio sanitario pubblico per la specialistica ambulatoriale interna in determinate situazioni, ad eccezione dei ruoli della dirigenza per i quali resta ancora l’obbligo della specialità.

La norma n.7 dell’accordo SUMAI – SISAC dice infatti che, se non ci fossero Odontoiatri specializzati in graduatoria che possano soddisfare il bisogno e non lasciare scoperti i servizi, potranno accedere, assumendo incarichi a tempo indeterminato, anche i Medici iscritti all’Albo degli Odontoiatri o  i laureati in Odontoiatria  che abbiano avuto degli incarichi, anche non continuativi cumulativi, per almeno 3 anni, equivalenti ai 3 anni del corso di specializzazione, pur non partecipando alla graduatoria.

Ogni anno, nei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre, le aziende sanitarie pubblicano bandi per le ore di specialistica carenti; se ci fossero, in tutta Italia, in qualsiasi azienda, ore pubblicate di Odontoiatria, anche i laureati in Medicina od Odontoiatria possono partecipare e quindi, in assenza di titolari in graduatoria, assumere l’incarico a tempo indeterminato.

In assenza, poi, di Odontoiatri che abbiano i 3 anni di attività svolta, possono assumere l’incarico in base all’anzianità di laurea ed altri eventuali titoli, tutti i laureati, pur non avendo i predetti requisiti.

In questo modo abbiamo tamponato nell’immediato il problema, sia relativo ai colleghi sia relativo ai pazienti, soprattutto quelli fragili, che accedono al servizio sanitario nazionale e che avrebbero rischiato di non trovare risposte ai bisogni Odontoiatrici.

Resta comunque aperta la battaglia condotta insieme a CAO e ANDI volta a far riconoscere la laurea in Odontoiatria, che dura 6 anni, come laurea specialistica richiedendo una nuova legge, consapevoli del fatto che è un percorso più lungo, ma risolutivo.

Sempre nell’ambito del Congresso in corso allo Sheraton Parco de’ Medici Rome Hotel, il Presidente nazionale ANDI, Carlo Ghirlanda, è intervenuto sul tema del PNRR nell’ambito di una tavola rotonda organizzata da SUMAI Assoprof con la partecipazione di ANDI, CIMO, FIMP e FIMMG, il sottosegretario alla Salute Sen. Sileri ed il Vicepresidente della Camera dei deputati, On. Andrea Mandelli.

Il PNRR è un piano che noi riteniamo in questo momento largamente incompleto e sul quale riteniamo sia mancato il confronto per quanto riguarda prima la parte organizzativa e poi la messa in opera concreta – ha dichiarato Ghirlanda –  coinvolgendo però definitivamente in questo percorso le professionalità mediche, le competenze mediche, le esperienze fatte anche in questo periodo di Covid, per migliorare e aumentare anche le possibilità di assistenza sul territorio, in un concetto di Medicina di prossimità, che non si può non sviluppare, anche aumentando il professionalismo, le competenze e contemporaneamente affrontando anche tutte le altre riforme, che sono necessarie e opportune perché la sanità sia in grado veramente di produrre salute a favore del cittadino.