LA CRISI DEL SETTORE DENTALE IN ITALIA: ANALISI E MISURE DI RILANCIO

Roma, Vicolo Valdina, sala della Sagrestia, mercoledì 6 luglio 2005,ore 10

La salute orale è un bene primario per i cittadini in sé e per le ripercussioni che essa ha sulla salute in generale e sul piano sociale, relazionale ed economico. Già da alcuni anni il settore dentale — utenti, operatori professionali e produttori — è in uno stato di crisi sotto molteplici aspetti. Per questo motivo tutte le componenti del comparto dentale, a conclusione di una serie di riunioni promosse dall’ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani), si sono date appuntamento per un Dental Day – mercoledì 6 luglio, alle ore 10, nella sala della Sacrestia in vicolo Valdina a Roma – in cui presenteranno un dossier sulla crisi del settore e formalizzeranno le proposte da sottoporre al governo.

All’incontro saranno presenti i massimi rappresentanti dei dentisti (Aio oltre ad Andi), del mondo universitario (Collegio dei docenti in Odontoiatria), degli odontotecnici (Antlo, Fenaodi-Confartigianato, Sno-Cna), delle assistenti di studio (Aiaso), dell’industria (Unidi), della distribuzione (Ancad), degli importatori (Odi), delle società scientifiche (Cic, Coi-Aiog), degli studenti in Odontoiatria (Aiso), degli igienisti (Aidi).

I segni della crisi sono rappresentati dal consistente calo del numero di cittadini che annualmente si recano dal dentista per una visita o per un intervento. Tra il 1999 e il 2002 si stima che il numero sia calato dal minimo di 1,6 milioni al massimo di 3,3 milioni circa. Il trend negativo si è accentuato ancora tra il 2002 e il 2004.

Gli italiani non fanno mediamente neanche una visita odontoiatrica all’anno e si distanziano dai cittadini di altri Paesi che, invece, si recano almeno una volta o due o più all’anno dal dentista.
Le ragioni sono riconducibili, nonostante i progressi dell’ultimo decennio, ad una scarsa “cultura” dell’importanza della salute orale, al ruolo residuale che l’odontoiatria ha nell’ambito della medicina pubblica e alla carenza strutturale di interventi e iniziative volti all’educazione sanitaria, alla sensibilizzazione dei cittadini e, in generale, alla promozione presso la popolazione della prevenzione in questo settore. Le ragioni congiunturali riguardano, invece, lo stato di sofferenza dell’economia del Paese e le sue ripercussioni sui bilanci delle famiglie.
Non esistono ragioni, invece, che abbiano a che fare con la bontà delle cure odontoiatriche. Recenti indagini mostrano che il 90% circa dei cittadini che si è rivolto dal dentista è soddisfatto dei servizi ricevuti e ne apprezza qualità, tempestività e risultati. Se la salute del cavo orale del cittadino italiano è riconosciuta tra le migliori al mondo, ciò è dovuto al modello libero professionale del nostro Paese che per l’elevato livello di qualità e la capillare distribuzione sul territorio ha consentito di ottenere tale primato.

La crisi dal lato della domanda trova un riscontro coerente e totale con lo stato di crisi dell’offerta e va ad incidere su un contesto segnato anch’esso da “vizi” strutturali. Il numero di odontoiatri (1 esercente ogni 1115 abitanti) è in eccesso sia rispetto ai numeri osservati in altri Paesi, che agli standard internazionali. La carenza della domanda accentua le conseguenze negative della pletora, destinata peraltro a rimanere nei prossimi vent’anni, in quanto favorisce sia l’abusivismo e il prestanomismo — attraverso la pratica di prestazioni sottocosto, rese possibili dal carattere di “economia sommersa” del fenomeno, che a loro volta si ripercuotono sulla qualità delle prestazioni — sia la sottrazione di risorse necessarie per la formazione, l’ammodernamento e gli investimenti negli “studi” degli operatori professionali (odontoiatri, odontotecnici, igienisti e via dicendo). Se per gli odontoiatri gli effetti della crisi sono, oltre alla pletora e alla crescita dell’abusivismo, il sovradimensionamento degli studi (determinato dalla scarsità dei pazienti) e fenomeni di concorrenza sleale, per gli odontotecnici si tratta di un declino strutturale segnato dalla chiusura di imprese pari al 18% circa a partire dal 1996.

Sotto il profilo economico le dimensioni della crisi sono le seguenti: il calo del “fatturato” del settore dentale è pari a circa 1 miliardo di euro. Data la caratteristica di “filiera di produzione” del settore dentale — i pazienti pagano il dentista, questi paga gli odontotecnici e gli altri operatori, dipendenti e autonomi, l’industria che produce beni e servizi e la distribuzione, e questi, a loro volta, pagano stipendi, salari e l’acquisto da altri settori industriali di materiali per la produzione dei beni e delle attrezzature — la crisi generata dal calo della domanda finisce col trasformarsi nella crisi dell’intero comparto dentale e di tutto l’indotto che esso a sua volta genera. Tutto ciò nonostante l’odontoiatria sia la branca della medicina dove la predicibilità della patologia è la più elevata e dove quindi il momento preventivo risulta essere la chiave di volta per mantenere il livello qualitativamente elevato dello stato di salute orale del paziente con costi in tal senso ragionevolmente contenuti. Non bisogna inoltre scordare che è oramai dimostrato che molte patologie sistemiche gravemente invalidanti sono imputabili proprio a patologie del cavo orale.

Anche considerando lo stato di congiuntura negativa in cui si trova il Paese e, in generale, molti altri settori di produzione, la crisi del settore dentale ha una sua specificità: riguarda la salute e la salute orale è parte integrante della salute generale della popolazione. Esiste, cioè, una ragione in più per intervenire ai fini del rilancio del settore dentale. “Realizzare” una prestazione odontoiatrica di qualità costa molto in termini economici ed in tal senso il Servizio Sanitario Nazionale ben conosce, per questi motivi, i limiti del proprio intervento, soprattutto rispetto alle fasce di popolazione economicamente più fragili.

Varie sono le misure che l’intero comparto dentale sottopone all’attenzione del governo, ma le seguenti appaiono di maggiore importanza:

  • Benefici fiscali per il consumo di prestazioni odontoiatriche in termini di maggiori deduzioni
  • Riordino delle prestazioni pubbliche con maggiore enfasi sulla prevenzione, sulla tutela delle fasce deboli e sul ricorso all’outsourcing come modalità di erogazione
  • Agevolazioni fiscali relative alle spese per gli acquisti, gli investimenti e le tariffe dei servizi effettuate dagli odontoiatri e dagli odontotecnici
  • Riduzioni relative al costo del lavoro di tutti gli operatori del settore (professionali e industriali)
  • Benefici da applicare al comparto industriale e della distribuzione relativamente alle spese in ricerca e sviluppo e similari
  • Effettivo ed efficace contrasto, anche penale, dell’abusivismo e del prestanomismo
  • Maggiore impegno da parte del SSN, in collaborazione con tutti gli attori del settore dentale per iniziative e interventi — da programmi mirati a campagne di promozione e di prevenzione — volti a sensibilizzare la popolazione circa l’importanza della salute orale.

Roma, 6 luglio 2005

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