Ricerca: Dna antico riscrive storia migrazioni umane

Scienziati hanno mappato in 2 studi il codice genetico 1.336 persone, scoperte sorprendenti

Roma, 22 feb. (AdnKronos Salute)  – L’analisi genetica sta cambiando l’archeologia. Un tempo gli scienziati potevano ricostruire il più remoto passato dell’umanità solo studiando i resti di antichi insediamenti, ossa e artefatti giunti fino a noi. Ora un nuovo approccio li aiuta a far luce sul mondo che precedette la storia scritta: la ‘lettura’ del codice genetico dei nostri antenati. Due articoli pubblicati su ‘Nature’ mostrano come in poco tempo sia stato analizzato e pubblicato il Dna di 1.336 persone, un’impennata rispetto ai 10 del 2014.

Una mole di informazioni genetiche che di fatto segna l’inizio di una nuova era, quella del Dna antico, almeno secondo David Reich, ricercatore dell’Howard Hughes Medical Institute presso la Harvard Medical School e autore degli studi. Un aspetto che ha suscitato molto interesse fra gli archeologi. “Quando guardiamo i dati, vediamo continuamente cose sorprendenti”, dice Reich. Dal lavoro precedente del suo laboratorio, e da quello di altre strutture pioniere nell’impegno sul Dna antico, arriva il messaggio che i nostri antenati preistorici sono stati protagonisti di importanti ondate migratorie. “Era opinione che la migrazione fosse un processo molto raro nell’evoluzione umana”, spiega il ricercatore. Ma il Dna antico ci dice che non è vero. In realtà, sostiene Reich, “l’assunto che le persone di oggi discendono direttamente da quelle che hanno sempre vissuto in quella stessa zona è sbagliato quasi ovunque”.

Invece “la visione che sta emergendo è che le popolazioni umane si muovono e si mescolano continuamente”, gli fa eco John Novembre, un biologo computazionale dell’Università di Chicago. In uno dei due studi, Reich e dozzine di collaboratori tracciano la diffusione di una cultura antica conosciuta per i suoi vasi stilizzati a forma di campana, quella del ‘vaso campaniforme’ (Bell Beaker). Questa cultura si diffuse dapprima tra l’Iberia e l’Europa centrale a partire da circa 4.700 anni fa.

Analizzando il Dna di diverse centinaia di campioni di ossa umane, il team mostra che all’inizio solo le idee – non le persone che le hanno originate – si sono spostate. Questo perché i geni della popolazione iberica rimangono distinti da quelli degli europei che hanno adottato i caratteristici vasi. Ma le cose cambiano quando la cultura di Bell Beaker si diffuse in Gran Bretagna. Questa cultura fu portata da migranti che soppiantarono quasi completamente gli abitanti dell’isola – le persone misteriose che avevano costruito Stonehenge – nel giro di poche centinaia di anni. “C’è stato un improvviso cambiamento nella popolazione della Gran Bretagna”, precisa Reich. “Una sostituzione quasi completa”.

Per gli archeologi, questi e altri risultati dello studio del Dna antico sono “assolutamente strabilianti”, come sintetizza l’archeologo Barry Cunliffe, professore emerito all’Università di Oxford. Lo dimostra il caso degli abitanti delle steppe dell’Asia centrale, a nord del Mar Nero e del Mar Caspio. Circa 5.300 anni fa le culture locali di cacciatori-raccoglitori furono sostituite in molti luoghi da pastori nomadi, soprannominati gli Yamnaya. Gli archeologi sanno da tempo che alcune delle tecniche utilizzate dagli Yamnaya si diffusero poi in Europa. Ma il Dna antico svela che anche la popolazione si è trasferita, arrivando fino alla costa atlantica dell’Europa a ovest, in Mongolia a est e in India a sud. Una vasta migrazione che aiuta a spiegare la diffusione delle lingue indoeuropee.

Movimenti antichissimi e massicci, svelati dalla presenza del ‘Dna delle steppe’ in antichi resti. Si tratta di “uno straordinario esempio di ciò che il Dna antico può mostrarci”, afferma Reich. “Nessuno – aggiunge Cunliffe – nemmeno gli archeologi nei loro sogni più sfrenati, si aspettava un contenuto genetico ‘delle steppe’ così elevato nelle popolazioni del Nord Europa nel terzo millennio a.C.”. Insomma, il Dna antico “sta rivitalizzando l’archeologia”, conclude Cunliffe.

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