STP Unioncamere

Alberto Santoli

Primo riscontro da Unioncamere e CCIAA sui codici Ateco per le STP

La Regione Lazio, con propria circolare dello scorso mese di giugno, inoltrata alle Aziende Sanitarie Locali, agli Ordini professionali ed alle associazioni di categoria regionali, ha avuto occasione di chiarire, tra l’altro, che unicamente le attività professionali sanitarie svolte in via societaria attraverso le S.T.P. – Società tra Professionisti – dovevano essere
identificate con i codici ATECO 86.23.00 e 86.22.00 nei pubblici registri tenuti dalle Camere di Commercio e che l’attribuzione di questi specifici codici spettava alle S.T.P. in via esclusiva, proprio a sottolineare “un’evidente diversità ontologica delle società che hanno per oggetto sociale attività imprenditoriali e commerciali”.

Le Società tra Professionisti risultano infatti le sole società tenute ad esercitare in via esclusiva e diretta quelle attività per le quali occorrono l’abilitazione e l’iscrizione all’Albo professionale e, per tali ragioni, le sole società cui potevano essere attribuiti detti codici che identificano tipologie di attività legittimamente “esercitabili” quali – per il codice 86.23.00 – l’attività odontoiatrica.

A seguito di ciò l’ ANDI si è fatta parte diligente nell’invitare formalmente tutte le Camere di Commercio Regionali e la stessa Unioncamere ad “adottare ogni conseguente provvedimento in conformità dell’indicazione esplicitata nella suddetta circolare”, vale a dire:

  • a – il rigetto delle istanze di iscrizione con codice ATECO 86.23.00 presentate da società “aventi per oggetto attività imprenditoriali e commerciali”, quand’anche riferite ad attività odontoiatriche indirettamente gestite;
  • b – la revisione dei codici ATECO 86.23.00 e 86.22.00 già attribuiti a società non strutturate in forma di Società tra Professionisti, e per tali non scritte agli Albi né esercenti in via esclusiva e diretta l’attività professionale odontoiatrica.

Un primo invito formale ad Unioncamere ed alle CCIAA della Regione Lazio, inoltrato in data 23.06 u.s., non ha ricevuto alcun riscontro, circostanza che risultava difficile imputare alla sola corrispondenza e coincidenza con il periodo feriale.

L’ ANDI quale associazione sindacale di categoria agisce in doverosa rappresentanza degli interessi generali della professione di odontoiatra che comprendono anche il controllo su una corretta e legittima annotazione in un pubblico registro di codici che finiscono con l’identificare, di fatto se non di diritto – tanto l’ “esercizio” quanto la stessa “esercitabilità” della attività oggetto della professione di odontoiatra.
L’ANDI attendeva, infatti, sul punto una risposta che ha in ogni caso provveduto – per estremo scrupolo – a risollecitare ai primi di settembre, facendo comunque presente, anche in tale occasione, di essere determinata, nella perdurante assenza di qualsiasi riscontro, a percorrere ogni
possibile iniziativa, individuabile nell’ordinamento, volta a veder risolta la problematica dei codici ATECO secondo quelle indicazioni evidenziate e ravvisabili nella circolare Regionale citata.

Queste iniziative avrebbero potuto coinvolgere sia il Giudice Amministrativo, a cui si sarebbe chiesto di pronunciarsi sull’accertamento dell’obbligo di provvedere, da parte delle CCIAA, al rifiuto di nuove ulteriori iscrizioni ed annotazioni del codice ATECO 86.23.00 rispetto a società odontoiatriche non STP, oltre che procedere alla revisione e rettifica delle pregresse iscrizioni e annotazioni in mancanza delle condizioni legittimanti così come individuate dalla medesima circolare regionale. D’altro lato sarebbero stati i vari Giudici del Registro delle varie C.C.I.A.A., in modo da far loro rilevare e riscontrare, ai sensi 2191 del codice civile, “l’assenza delle condizioni richieste dalla legge” per l’attribuzione delle iscrizioni dei codici ATECO di cui si è detto a formazioni societarie non S.T.P., impugnandone comunque, ai sensi dell’art. 2192 del codice civile, gli eventuali provvedimenti di rigetto presso i Giudici dei Tribunali dal quale dipendono gli Uffici del Registro di appartenenza.

È purtuttavia di questi giorni una comunicazione della Camera di Commercio di Rieti che, rompendo il fronte del silenzio, ha tenuto a far sapere che “per l’argomento de quo è stata interessata Unioncamere, la quale sta richiedendo un parere al Ministero dello Sviluppo Economico,
al fine di dare un indirizzo uniforme alle camere di commercio interessate”.

Eppur si muove, quindi, o comunque qualcosa si è mosso, a detta della Camera di Commercio di Rieti, che ha il merito di avere – per ora – tolto dall’imbarazzo ANDI alla soglia dell’adozione delle iniziative descritte, che sarebbero state intraprese “vis animo illata”, in assenza di alternative a quel silenzio per lungo tempo opposto, privilegiando l’ANDI come propria regola operativa l’azione istituzionale improntata al dialogo, alla collaborazione e al confronto sollecitativo e non contrappositivo giudiziale.

Si confida, al punto, che lo spiraglio di cui si è detto possa produrre risposte costruttive in tempi accettabili, al fine di vedere definitivamente fatta chiarezza e auspicabilmente veder applicata e rispettata quell’indicazione operativa resa dagli uffici regionali competenti a norma del vigente dettato
legislativo, individuante la corretta e legittima classificazione ed annotazione nei pubblici registri del codice ATECO 86.23.00 come indice di classificazione caratterizzante e distintivo in via esclusiva dell’attività odontoiatrica.