UNO SBAGLIO OPPORSI AL TIROCINIO OBBLIGATORIO PER I FUTURI ODONTOIATRI

In merito al parere dell’Antitrust che boccia la bozza di regolamento sull’esame di abilitazione all’esercizio della professione di odontoiatria, l’ANDI, (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) si dice contraria ma non sorpresa.

“Ogni volta – sottolinea il presidente Nazionale ANDI dott. Roberto Callioni- che l’autorità entra nel merito di questioni inerenti le professioni mediche, in particolare di quella odontoiatrica, tende a considerali alla stregua di produttori di beni e non di promulgatori di salute.

La proposta avanzata dalla Commissione ministeriale istituita dal Miur, e bocciata dall’Antitrust, aveva come unico obiettivo quello di tutelare il cittadino-paziente cercando di consentire ai soli odontoiatri realmente preparati di poter esercitare la professione”.

Infatti l’autorità garante della concorrenza e del mercato critica la bozza di regolamento perché introdurrebbe restrizioni di tipo quantitativo impedendo l’accesso ai giovani odontoiatri al mondo del lavoro, dimenticandosi o non sapendo, che i corsi di laurea in odontoiatria e protesi dentaria non prevedono percorsi formativi pratici omogenei in tutti gli atenei. Per altro non sono poche le Università che lamentano da tempo carenze strutturali.

“E’ inaccettabile –continua il presidente Callioni- che un provvedimento che tende a tutelare il paziente cercando di garantire che il professionista che lo cura sia realmente preparato venga criticato perché cerca di premiare coloro che realmente sanno operare. Allora tanto vale abolire l’esame di abilitazione, magari anche l’obbligatorietà di essere laureati per esercitare.

La proposta di legare l’abilitazione professionale ad un tirocinio presso studi dentistici ed ad un esame di abilitazione che realmente autorizzi all’esercizio coloro che sanno realmente curare i pazienti, non fa altro che, oltre a tutelare i cittadini, dare la possibilità agli studenti di effettuare quell’attività pratica, a stretto contatto con il paziente, che spesso manca negli atenei italiani dove le cliniche odontoiatriche universitarie sono spesso un miraggio e gli studenti sono costretti a fare pratica solamente sui manichini.

Vogliamo sperare che questo atteggiamento esasperato verso la liberalizzazione delle professioni mediche, in nome di un inesistente vantaggio per il cittadino, non sia il preludio all’abolizione del numero programmato per gli accessi al corso di laurea in odontoiatria e protesi dentaria. Cosa che prima di penalizzare la professione stessa penalizzerebbe il modello assistenziale odontoiatrico che fino ad oggi ha garantito agli italiani una ottima qualità.”

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